Per colui che vede il proprio Sè espanso nell'universo e l'universo nel proprio Sè, e che vede il superiore e l'inferiore; la pace fondata sulla conoscenza non viene mai a mancare.

- Charaka Samhita Sha. V. 20 -



lunedì 16 maggio 2016

INCONTRO CON IL MAESTRO VALIHARA DAS: "IL RAPPORTO TRA MAESTRO E DISCEPOLO NELLA TRADIZIONE VEDICA "

Secondo l'opinione definitiva di tutte le scritture rivelate, il maestro spirituale non è differente da Krsna. Sri Krsna nella forma del maestro spirituale, libera i suoi devoti."
Caitanya Caritamrta

Il Maestro Valihara Das ci condurrà nel tema del rapporto tra Maestro e discepolo, come riconoscere un Maestro e quale feeling si instaura nel cuore.

Si terminerà la serata con Kirtan e canti di mantra e il prasad (offerta del cibo).
Si consiglia la conferma di partecipazione chiamando al 346 9914223
Incontro ad offerta libera.

CHI È VALIHARA DAS
Valihara das è un esperto maestro di bhakti yoga ed appartiene ad una autentica linea di maestri spirituali nella antica tradizione Vedica conosciuta come Vaisnavismo.
Egli è il fondatore dell’associazione Bhakti Yoga Sanga e da molti anni insegna la scienza dello yoga .
Valihara das nacque a Milano nel 1955. In gioventù la ricerca di una visione spirituale della realtà lo portò ad entrare in contatto con Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, che nel 1975 lo accettò come discepolo e gli diede il nome di Valihara das.
Per molti anni , seguendo le istruzioni del suo maestro, egli si impegnò a far conoscere i principi della filosofia della bhakti a numerose persone partecipando attivamente alla missione fondata dal suo maestro.
Nel 1993 Valihara das durante un viaggio a Vrindavana, India, incontrò Srila Bhaktivaibhava Puri Goswami Maharaja, grande anima realizzata, confratello spirituale e amico di Srila Prabhupada. Valihara das fu colpito dalla sua profondità spirituale e divenne suo discepolo, ricevendo da lui profonde e ispiranti istruzioni spirituali e una forte determinazione spirituale a propagare sempre di più il messaggio di Sri Caitanya .
Sri Caitanya Mahaprabhu è conosciuto come il più grande e famoso sostenitore del bhakti yoga nella storia recente. Egli volle distribuire a tutti, senza alcuna discriminazione di casta, credo e razza, la scienza della bhakti. Cinquecento anni fa Egli diede l’istruzione: “Per mio ordine diventa guru (maestro spirituale) e libera tutti dalla sofferenza”.
Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e Srila Bhaktivaibhava Puri Goswami Maharaja trasferirono questa istruzione a tutti i loro discepoli.Valihara das ha preso questa istruzione come la sua vita ed anima, ed ora cerca di guidare i sinceri ricercatori dello spirito verso la realizzazione della propria identità spirituale e verso una vita più felice e serena.

SCRUB AL SALE ROSA HIMALAYANO CANFORA ED EUCALIPTO

Ciao a tutti!
Oggi vi propongo una ricettina semplice semplice per la pulizia della vostra pelle e che aiuta anche il drenaggio dei liquidi in eccesso.
Solitamente propongo questo scrub nei trattamenti estetici ayurvedici come il Garshan  (tipico massaggio ayurvedico con guanti di seta seguito da scrub).

RICETTA

Sale rosa Himalayano q.b.
Canfora in granuli 
5 gocce di olio essenziale di eucalipto 
Olio di sesamo per emulsionare


La canfora è un chetone terpenico che si ricava generalmente dal legno dell’albero di Cinnamomum canfora appartenente alla famiglia delle Lauraceae o sinteticamente a partire dall’olio di trementina. Si presenta sotto forma di cristalli bianco lucenti solubili in olio o in alcol dal caratteristico odore aromatico. La canfora è assorbita velocemente attraverso la pelle e nel sito di applicazione produce una sensazione di raffreddamento simile a quella generata dal mentolo. A piccole dosi ha proprietà rinfrescanti, a dosaggi elevati ha azione stimolante e rubefacente. Aiuta a tonificare i tessuti e ne favorisce la traspirazione oltre che ad eliminare le tossine sottocutanee ed è particolarmente indicata per i disturbi Vata e Kapha.
Insieme al sale rosa dell'Hymalaya si presenta quindi come un potente drenante. Si drenante. Infatti anche il sale rosa dell'Hymalaya ha la caratteristica di limitare la ritenzione idrica nel corpo e anzi ha la capacità di ridurla in quanto raccoglie umidità disidratando i tessuti. Inoltre se scaldato ha anche la capacità di alleviare dolori in genere, dolori articolari, gonfiori e allevia anche la cellulite.
L’olio essenziale di Eucalipto (Eucalyptus globulus) è un eccellente antisettico polmonare; si usa per risolvere infiammazioni e disinfettare l’apparato respiratorio, urogenitale ed intestinale. Ha inoltre proprietà diuretiche, febbrifughe, antimalariche ed ipoglicemizzanti.
È un tonificante utile in caso di insufficienza circolatoria. Come tutti gli oli essenziali balsamici, in uso esterno, ha proprietà stimolanti sul sistema circolatorio. Se diluito in olio di Mandorle dolci e massaggiato sugli arti inferiori, è un rimedio di particolare beneficio per piedi, caviglie e gambe stanche o gonfie; riattiva la circolazione e rinfresca, consigliato soprattutto durante la stagione estiva.
Questo scrub è particolarmente indicato per le pelli Vata e Kapha.

venerdì 1 aprile 2016

UPASTHĀTĀ - LA FIGURA DEL TERAPISTA AYURVEDICO





Questa medicina storica è un patrimonio incalcolabile di osservazioni, catalogazioni, esperienze che è arrivato a noi arricchito nei secoli, ma fedele allo spirito iniziale e ai contenuti che ne costituiscono la base: uno di questi cardini, che può apparire a una prima osservazione banale è il Catuṣpāda. Catuṣpāda è un termine sanscrito che possiamo tradurre con “ciò che è diviso in quattro parti” e definisce i quattro pāda, ovvero i quattro pilastri ritenuti sostanziali per la realizzazione di una terapia: 

il medico,
il terapista,
il medicamento e…
il paziente!

Possiamo ben immaginare che il paziente e il medico siano presenti, non facciamo fatica a pensare che dopo una diagnosi siano prescritti medicinali, ma fermi restando alla nostra esperienza occidentale abbiamo invece problemi a immaginare tout de suite una figura, quella del terapista, che in India invece affianca sempre il medico ayurvedico. È necessario allora  parlare di questa figura, del terapista, ovvero dell’ upasthātā e degli attributi e capacità che lo qualificano. Il termine sanscrito upasthātā indica colui che sta vicino, colui che è prossimo: non si intende qui solo una vicinanza fisica e professionale, ma anche e soprattutto una vicinanza umana, nel senso più nobile del termine. In India vengono richieste particolari doti ai terapisti :

Anurakta (devoto, votato) ovvero deve saper sviluppare e coltivare un rapporto con le persone di grande sensibilità, attenzione e partecipazione,

Śuci, (puro) ovvero deve mantenere la purezza del corpo, della mente e dell’animo. Infatti prima di imparare a prendersi cura delle persone il terapista in India  deve imparare a curare la propria persona, deve mantenersi in buona salute con buone regole di vita quotidiana, Buddhimān (intelligente) ovvero deve sviluppare la propria buddhi, l’intelletto superiore, deve poter ragionare con la mente e la coscienza,

Dakṣa (brillante, svelto nel capire, competente) ovvero deve imparare a sviluppare la propria capacità di osservazione critica e a usare con efficienza la propria formazione culturale e gli strumenti che questa gli offre.

Realizzare questi quattro punti è molto complesso, ma è ancora più difficile arrivare a sentire fino in fondo queste qualità, continuare a perfezionarle e soprattutto completarle con quei particolari che sono ovvi in India ma che in occidente diventano al contrario quasi irrealizzabili se non si ha la fortuna di incontrare chi riesce a guidarci in questa direzione. Questi particolari sono quelli che appartengono alla coscienza di un individuo perché appartenente a un popolo specifico che vive immerso nella sua cultura e con le sue tradizioni.
La formazione per le discipline tradizionali, in India, può seguire due percorsi diversi: il primo è quello consueto che richiede un lungo periodo di formazione e osservazione accanto a terapisti già formati o vicino a medici e terapisti che lavorano insieme, il secondo è quello ormai sempre più diffuso, che possiamo definire accademico e che prevede un percorso in scuole strutturate come in occidente con insegnanti, esami e diploma finale…

Il futuro upasthātā  può perciò scegliere in realtà tre strade diverse:

1. può seguire la tradizione e imparare con l’osservazione,
2. può frequentare scuole specializzate con un iter formativo analogo a quello delle nostre scuole tecniche,
3. può rendere complementari i due percorsi e ottenere il migliore dei risultati!

Chi studia per diventare terapista ayurvedico in Europa (e così nel resto del mondo fuori dalla grande terra di Bhārata) fa percorsi necessariamente più brevi e non ha l’opportunità di assorbire la cultura in cui l’āyurveda nasce. Inoltre in India, terminati gli studi, è normale svolgere il compito di terapista con un medico ayurvedico che è in grado di raffinare il terapista, mentre in occidente la complementarietà del lavoro di medico e terapista è praticamente un’utopia.
Un buon terapista ayurvedico oltre a possedere la capacità di usare tutti gli strumenti che i suoi studi gli offrono, oltre a essere il migliore osservatore possibile, oltre a sapere usare le proprie mani con una sensibilità da artista, oltre a possedere un profondo rispetto per ciò che compie e per chi incontra deve conoscere perciò “tutto quello che viene prima” ovvero quello che l’indiano medio respira durante gli anni della sua gioventù e che gli permettono di essere un elemento della società in cui vive.
Un buon terapista deve saper creare le migliori condizioni in cui operare (scelta e cura degli spazi e degli strumenti), quali iniziative devono essere eseguite prima e dopo il proprio lavoro (da quelle fondamentali come la scelta degli olii a quelle più raffinate come la realizzazione del migliore ambiente per accogliere), quali abitudini personali seguire per mantenersi in perfetta forma fisica e mentale (pratiche di rigenerazione come āsana o prāṇāyāma), pescando dalla migliore tradizione indiana.
Le conquiste fatte a seguito dello studio o dell’esperienza vanno interiorizzate: il compito più arduo è trasformare la pratica in un momento non solo di trasformazione fisica, ma anche emotiva e scoprire senza fretta, impiegando il tempo necessario, tutti quei particolari dati per scontati che sono invece la ricchezza della tradizione dell’autentico upasthātā: la metamorfosi di uno “spazio” in un “luogo”, della “gente che si incrocia” in “persone che si incontrano”, degli “oggetti silenziosi che si usano” in “simboli espressivi che parlano”, del “lavoro ripetitivo” in “dedizione cosciente al proprio compito”.
Siamo di fronte a un’opportunità di continuo sviluppo personale e professionale in cui anche la scelta e l’orientamento del droni (il tavolo di legno su cui il terapista lavora) è specchio della filosofia e della storia religiosa di un popolo, riflesso di una ricerca di armonia a tutti i livelli. Al terapista viene inoltre richiesto di saper trasformare la persona di cui si prende cura in un elemento attivo e partecipe del percorso per il benessere: il terapista deve saper chiedere alla persona di cui si occupa di porre attenzione alla dieta, osservare i cambiamenti del corpo affinché tutto diventi parte di un’indagine per trovare il migliore degli equilibri.