L'autunno è la stagione della malinconia... Si sa che finita l'estate ed inizia la stagione autunnale delle piogge tutti restano nostalgici della bella stagione appena trascorsa...
Il corpo e la mente faticano ad abituarsi al ritorno del freddo e si sa che arrivano un po' per tutti piccoli e fastidiosi acciacchi, come dolori articolari e raffreddori, a disturbarci in questo periodo di transizione verso l'inverno. Fortunatamente l'Ayurveda ci viene incontro con i suoi rimedi naturali.
Questa stagione vede in particolar modo un aggravamento del Dosha Vata, aggravato dall'umidità tipica dell'autunno. I soggetti Vata devono fare più attenzione in questo periodo per non incorrere in dolori articolari, stitichezza, secchezza della pelle, insonnia, solitudine.
I soggetti Vata dovrebbero mantenere il proprio corpo sempre protetto e ben nutrito, tenendolo caldo e assumendo cibi ricchi e nutrienti. In questo modo si evita il deperimento dei tessuti. I cibi da assumere in questa stagione sono certamente cibi caldi e sempre cotti, i cui sapori devono essere prevalentemente acido, dolce e salato, leggermente amari. Ad esempio troviamo il sapore salato nelle verdure acquose come le zucchine, il sapore acido nei frutti come le arance e le mele, il dolce nella frutta matura come i cachi, negli ortaggi come le cipolle cotte, i cereali.
Per non incorrere in problemi di secchezza della bocca, come spesso accade ai genotipi Vata in questa stagione, è di fare, al mattino appena svegli, sciacqui con olio di sesamo o al cardamomo, gargarismi con acqua calda. E per idratare il corpo e scaldarlo, dei bei bagni allo zenzero seguiti da automassaggi con olio di sesamo o addirittura il nutriente burro Ghi.
Questa è la stagione migliore per le purificazioni panchakarma, soprattutto i tipi Vata giovano dei clisteri con decotti e oli medicati per liberare l'intestino casso dalle tossine, dal trattamento Pindasweda, ovvero il tamponamento sul corpo con voli di erbe caldi, i massaggi abhyangam con oli caldi, il massaggio del capo e shirovasti per favorire la chiarezza mentale, stimolare la memoria cognitiva e rivitalizzare tutto il corpo.
Anche i Dosha Pitta e Kapha possono beneficiare di alcuni accorgimenti. Ad esempio i tipi Pitta, indeboliti dal caldo estivo, possono soffrire di disturbi gastric in questa stagione. Il loro appetito può essere scarso e allora possono trovare giovamento da purificazioni come il Virechana, la purga, i massaggi abhyangam con olio di cocco, sandalo o ghi. Così come dall'assunzione di cibi prevalentemente amari, astringenti, leggermente salati e leggermente dolci, caldi, leggeri e leggermente untuosi, evitando i cibi fritti, le carni rosse, i formaggi stagionati e le bevande fredde. Assumere burro ghi con zenzero fresco, liquirizia, aiuta a mantenere vivo il fuoco di Pitta.
I soggetti kapha possono invece sentirsi spossati, stanchi e letargici. Per rimuovere gli eccessi nel corpo, dovrebbero sottoporsi a terapie di pulizia delle cavità nasali, nasyam, inalazioni, massaggi abhyangam con olio di sesamo che aiuta a drenare. Devono assumere inoltre cibi prevalentemente amari, astringenti, piccanti, poco salati, caldi, leggeri, poco untuosi, preferendo l'assunzione di cereali la sera a cena piuttosto che a pranzo, bevendo tè allo zenzero durante la giornata. Dovrebbe inoltre evitare latticini, carni rosse, yogurt, pizza la sera.
Ci sono poi regole generali come dedicarsi ad attività fisiche leggere, allo studio e alla meditazione. L'autunno è la stagione ideale per interiorizzare pensieri, emozioni ed esperienze. Indossare abiti caldi e colorati, ridurre l'attività sessuale.
Per colui che vede il proprio Sè espanso nell'universo e l'universo nel proprio Sè, e che vede il superiore e l'inferiore; la pace fondata sulla conoscenza non viene mai a mancare.
- Charaka Samhita Sha. V. 20 -
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sabato 13 ottobre 2018
lunedì 17 aprile 2017
COMBATTERE L'ANSIA CON L'AYURVEDA
Ansia e attacchi di panico rappresentano un indicatore chiaro del modo in cui ci approcciamo alla vita e ci relazioniamo alla società. La condizione di malessere ha origine nella mente, ma per risolvere il problema è necessario partire dalla consapevolezza che l'ansia fa parte di noi e costituisce una sorta di innesco per avviare il "motore" del cambiamento di fronte a situazioni di stallo. La sensazione collegata all'ansia ci sollecita a trasformare le dinamiche interiori in quanto l'accumulo di ansia è determinato da un eccesso di stimoli esterni che ci impediscono di utilizzare nel modo corretto i nostri sensi e quindi a non accogliere le situazioni nel modo corretto e nell'incapacità di digerire le emozioni.
L'ansia provoca lo sprigionarsi di adrenalina e questo avviene in particolar modo ogni qualvolta l'uomo si trova a dover affrontare una difficoltà e ha bisogno della forza necessaria per affrontarla. Esistono due tipi di ansia, una benefica e che corrisponde alla normale agitazione di affrontare una situazione e che poi svanisce e un'ansia negativa che corrisponde a sensazioni di agitazione e affanno e che può provocare sintomi fisici come dolori a testa, addome, schiena, tensioni muscolari, giramenti di testa, reflusso, nausea, vomito, diarrea, stimolo ad urinare frequentemente. Tra i disturbi di un' ansia eccessiva, quello dell'attacco di panico dovuto ad un eccesso di energia che non può fluire e scorrere accumulandosi fino a generare un sovraccarico difficile da controllare.
I disturbi dell'ansia sono connessi anche a blocchi energetici e fisici nelle cinque cavità cranica, gola, toracica, addominale e pelvica.
Secondo l'ayurveda ad ogni dosha esiste un tipo di ansia corrispondente, anche se in linea generale l'ansia è dovuta ad uno squilibrio di Vata dosha. Il suo squilibrio porterà inevitabilmente a paura, instabilità e insonnia, lo squilibrio di Pitta provoca soprattutto rabbia, irritabilità e gelosia, uno squilibrio di kapha soprattutto depressione e pigrizia.
Sempre secondo l'ayurveda, l'ansia è determinata anche da una dieta scorretta, una routine giornaliera e uno stile di vita scorretti, da un sonno alterato, mancanza di movimento che alla lunga possono causare squilibri emotivi quali senso di colpa ed ingiustizia, insicurezza, paura, attaccamento, avidità, accumulo di ama, ovvero tossine fisiche e mentali.
I trattamenti ayurvedici mirano a curare attraverso l'uso di massaggi, dieta, purificazioni ed erbe. Sono proprio queste ultime a rappresentare uno dei migliori rimedi per questi disturbi. Le più conosciute sono la Centella Asiatica, il Brahmi, il Tulsi o basilico sacro, l'Ashwagandha o ginseng indiano. Queste erbe sono utilizzate da millenni per curare i disturbi mentali e migliorare le funzioni cognitive in quanto possiedono qualità stabilizzanti . Esse le ritroviamo anche in tonici ayurvedici importanti come il Brahmi Rasa e negli oli medicati che vengono utilizzati in tutti quei trattamenti ayurvedici volti a migliorare la circolazione del sangue al cervello, e stimolare le ghiandole pineale e pituitaria, come ad esempio lo Shirodhara e lo Shirobasti che agiscono come nutrienti molecolari sui neurotrasmettitori che aiutano a curare tensione mentale, insonnia, stress e perdita di memoria.
martedì 11 aprile 2017
DIAPASON DIVINO...LE ORECCHIE
Le orecchie o karna sono l'organo sensoriale di riferimento dell'elemento Spazio e la loro principale funzione è quella di udire, percepire, ascoltare e sentire mettendo l'uomo in comunicazione con il mondo esterno restando in equilibrio nell'ambiente.
Le orecchie permettono di riconoscere il "suono della realtà materiale" e di entrare in contatto con il suono divino del cuore.
"Quando canti un mantra il suono e le vibrazioni escono da te verso l'esterno, quando reciti un mantra con la mente le vibrazioni vengono dal cosmo a te, quando ascolti e percepisci con il cuore tu stesso diventi mantra."
Prana Vata è la forza vitale, ha sede nel sistema nervoso centrale, controlla il funzionamento della mente e dei processi di respirazione e presiede il funzionamento dei sensi così come al buon funzionamento del sistema uditivo. Quando sorgono problemi alle orecchie, prana vata viene bloccato all'interno del canale uditivo. Tra le infezioni che colpiscono le orecchie, le più frequenti sono le otiti, che si manifestano principalmente nella stagione fredda.
Nei mesi che vanno da ottobre a marzo il corpo ha la tendenza ad asciugarsi a causa della natura fredda e secca dell'inverno che indebolisce le mucose che proteggono le orecchie.
La primavera tuttavia costituisce un momento delicato, poichè dopo l'inverno, l'umidità ed il calore della stagione primaverile controbilanciano le asperità del lungo periodo freddo.
La naturale risposta del corpo a questo cambiamento si manifesta con l'espulsione del muco presente nelle vie respiratorie, con un aumento del rischio di infezione dei canali uditivi, causato da una maggiore presenza di carica virale e batterica all'interno dei condotti.
Lo squilibrio di Vata Dosha, in relazione alle orecchie, può determinare la presenza eccessiva di liquido, cerume secco, acufene, lieve sordità. Lo squilibrio di Pitta può comportare uno scarico di pus, gonfiore, arrossamento, irritazione o bruciore. Lo squilibrio di Kapha la produzione di una sostanza bianca e viscosa, un udito anormale, prurito e lieve dolore.
Il modo più efficace cercare di purificare i nostri organi in corrispondenza dei cambi di stagione. La stagione tra la fine dell'autunno e l'inizio della primavera è particolarmente indicata per purificare lo stomaco, i polmoni, il fegato. L'autunno è adeguato per la purificazione dell'intestino e del colon.
E' inoltre buona abitudine applicare ogni mattina olio medicato rinfrescante, pulire gli occhi con appositi colliri o sottoporsi al trattamento ayurvedico Netra Vasti (pulizia degli occhi con ghee), effettuare fumigazioni alle orecchie e applicazione di olio.
Le orecchie permettono di riconoscere il "suono della realtà materiale" e di entrare in contatto con il suono divino del cuore.
"Quando canti un mantra il suono e le vibrazioni escono da te verso l'esterno, quando reciti un mantra con la mente le vibrazioni vengono dal cosmo a te, quando ascolti e percepisci con il cuore tu stesso diventi mantra."
Prana Vata è la forza vitale, ha sede nel sistema nervoso centrale, controlla il funzionamento della mente e dei processi di respirazione e presiede il funzionamento dei sensi così come al buon funzionamento del sistema uditivo. Quando sorgono problemi alle orecchie, prana vata viene bloccato all'interno del canale uditivo. Tra le infezioni che colpiscono le orecchie, le più frequenti sono le otiti, che si manifestano principalmente nella stagione fredda.
Nei mesi che vanno da ottobre a marzo il corpo ha la tendenza ad asciugarsi a causa della natura fredda e secca dell'inverno che indebolisce le mucose che proteggono le orecchie.
La primavera tuttavia costituisce un momento delicato, poichè dopo l'inverno, l'umidità ed il calore della stagione primaverile controbilanciano le asperità del lungo periodo freddo.
La naturale risposta del corpo a questo cambiamento si manifesta con l'espulsione del muco presente nelle vie respiratorie, con un aumento del rischio di infezione dei canali uditivi, causato da una maggiore presenza di carica virale e batterica all'interno dei condotti.
Lo squilibrio di Vata Dosha, in relazione alle orecchie, può determinare la presenza eccessiva di liquido, cerume secco, acufene, lieve sordità. Lo squilibrio di Pitta può comportare uno scarico di pus, gonfiore, arrossamento, irritazione o bruciore. Lo squilibrio di Kapha la produzione di una sostanza bianca e viscosa, un udito anormale, prurito e lieve dolore.
Il modo più efficace cercare di purificare i nostri organi in corrispondenza dei cambi di stagione. La stagione tra la fine dell'autunno e l'inizio della primavera è particolarmente indicata per purificare lo stomaco, i polmoni, il fegato. L'autunno è adeguato per la purificazione dell'intestino e del colon.
E' inoltre buona abitudine applicare ogni mattina olio medicato rinfrescante, pulire gli occhi con appositi colliri o sottoporsi al trattamento ayurvedico Netra Vasti (pulizia degli occhi con ghee), effettuare fumigazioni alle orecchie e applicazione di olio.
lunedì 7 novembre 2016
LA SINUSITE DAL PUNTO DI VISTA AYURVEDICO
La sinusite cronica è una malattia delle vie respiratorie superiori. Alcune delle ossa del naso e del viso hanno spazi vuoti, chiamati seni. Il rivestimento interno dei seni sono mucose morbide. A causa di diversi fattori la membrana mucosa si infiamma. Questo porta ad accumulo di muco o catarro in queste cavità. A tempo debito, germi (batteri) si sviluppano e portano alla manifestazione della sinusite. A causa del fluido nasale pesanti ripetutamente espulso si crea infezione nelle ossa della regione del seno che diventano rigonfie, dolenti e pruriginose.
Cause di sinusite:
Secondo l’Ayurveda la causa principale di sinusite è una digestione impropria. Agni (fuoco digestivo) è basso, il cibo non è adeguatamente digerito.In questo caso il cibo introdotto nel corpo e non digerito completamente crea tossina che contribuisce a formare catarro.Si crea così l’infiammazione nasale. A causa di agni debole del sistema digestivo kapha viene sbilanciato e iperproduce liquido. Kapha dosha è responsabile della produzione di catarro. L’accumulo di catarro disturba il vata. Il vata prahna viene agitato dalla ostruzione creata dal catarro.
Pitta è un trasportatore delle sostanze nutritive metaboliche. Pitta è ‘responsabile della creazione del fuoco digestivo. La carenza del dosha del fuoco, che perde il controllo sul fuoco digestivo del agni, l’eccessivo kapha ed il vata disturbato portano alla manifestazione di muco e respiro viziato. Tutti questi tre dosha contribuiscono alla sinusite.
Rimedi casalinghi
In mezzo litro di acqua + 20 gr di sale + un cucchiaino di curcuma. Far bollire per cinque minuti, prendere ripetutamente.
Tè di basilico foglia di Tulsi e foglie di menta.
Coriandolo e cumino in polvere bollito nel latte.
Dieta:
Assumere cibo leggero, facile per la digestione. Bere acqua tiepida.
Evitare: – cibo pesante, alimenti fermentati, cibi congestizi, cibo troppo caldo o troppo freddo, acido, carni, latte, cagliata, gelati, dolci, torte, ecc
Evitare le bevande alcoliche.
Trattamenti ayurvedici di base:
La sinusite cronica è curata dall’ Ayurveda con i seguenti trattamenti
Nasya: è un processo di inalazione con oli medicati. Gocce di olio medicato vengono inseriti in ciascuna narice. Risulta perfettamente efficace se fatto nelle prime ore del mattino.
ShiroAbhyanga: oleazione della testa con massaggioa base di oli medicati dimostra di essere utile per prevenire l’accumulo di kapha nelle cavità dei seni paranasali.
JalaNeti: – Per la pulizia del kapha accumulato nel percorso nasale (pulizia delle cavità nasali yogica)
Basti: – Corregge il vata, ovvero clistere. (panchakarma)
Vaman: – Rimuove il kapha viziato attraverso il vomito indotto. (panchakarma)
Cause di sinusite:
- fumo di sigaretta
- lavorare in ambienti polverosi, zona inquinata, zona umida
- esposizione a sostanze irritanti, droghe chimiche
- carenza nutrizionale
- debole immunità
- lavorare in climi freddi
- cambiamenti atmosferici
- polipi nasali
- fibrosi cistica
- blocco nella tromba di Eustachio dell’orecchio
- fattore genetico
- Sinusite frontale- Dolori alle cavità nasali frontali, sopra gli occhicon mal di testa (emicrania)
- Sinusite mascellare – Dolori al mascellare, mal di denti, e mal di testa.
- Sinusite etmoidale – Dolori, infezioni dietro l’occhio e parte superiore del naso.
- Sinusite sfenoidale- Dolori dietro gli occhi fino al vertice del cranio, o posteriormente.
Secondo l’Ayurveda la causa principale di sinusite è una digestione impropria. Agni (fuoco digestivo) è basso, il cibo non è adeguatamente digerito.In questo caso il cibo introdotto nel corpo e non digerito completamente crea tossina che contribuisce a formare catarro.Si crea così l’infiammazione nasale. A causa di agni debole del sistema digestivo kapha viene sbilanciato e iperproduce liquido. Kapha dosha è responsabile della produzione di catarro. L’accumulo di catarro disturba il vata. Il vata prahna viene agitato dalla ostruzione creata dal catarro.
Pitta è un trasportatore delle sostanze nutritive metaboliche. Pitta è ‘responsabile della creazione del fuoco digestivo. La carenza del dosha del fuoco, che perde il controllo sul fuoco digestivo del agni, l’eccessivo kapha ed il vata disturbato portano alla manifestazione di muco e respiro viziato. Tutti questi tre dosha contribuiscono alla sinusite.
Rimedi casalinghi
In mezzo litro di acqua + 20 gr di sale + un cucchiaino di curcuma. Far bollire per cinque minuti, prendere ripetutamente.
Tè di basilico foglia di Tulsi e foglie di menta.
Coriandolo e cumino in polvere bollito nel latte.
Dieta:
Assumere cibo leggero, facile per la digestione. Bere acqua tiepida.
Evitare: – cibo pesante, alimenti fermentati, cibi congestizi, cibo troppo caldo o troppo freddo, acido, carni, latte, cagliata, gelati, dolci, torte, ecc
Evitare le bevande alcoliche.
Trattamenti ayurvedici di base:
La sinusite cronica è curata dall’ Ayurveda con i seguenti trattamenti
Nasya: è un processo di inalazione con oli medicati. Gocce di olio medicato vengono inseriti in ciascuna narice. Risulta perfettamente efficace se fatto nelle prime ore del mattino.
ShiroAbhyanga: oleazione della testa con massaggioa base di oli medicati dimostra di essere utile per prevenire l’accumulo di kapha nelle cavità dei seni paranasali.
JalaNeti: – Per la pulizia del kapha accumulato nel percorso nasale (pulizia delle cavità nasali yogica)
Basti: – Corregge il vata, ovvero clistere. (panchakarma)
Vaman: – Rimuove il kapha viziato attraverso il vomito indotto. (panchakarma)
venerdì 1 aprile 2016
UPASTHĀTĀ - LA FIGURA DEL TERAPISTA AYURVEDICO
Questa medicina storica è un patrimonio incalcolabile di osservazioni, catalogazioni, esperienze che è arrivato a noi arricchito nei secoli, ma fedele allo spirito iniziale e ai contenuti che ne costituiscono la base: uno di questi cardini, che può apparire a una prima osservazione banale è il Catuṣpāda. Catuṣpāda è un termine sanscrito che possiamo tradurre con “ciò che è diviso in quattro parti” e definisce i quattro pāda, ovvero i quattro pilastri ritenuti sostanziali per la realizzazione di una terapia:
il medico,
il terapista,
il medicamento e…
il paziente!
Possiamo ben immaginare che il paziente e il medico siano presenti, non facciamo fatica a pensare che dopo una diagnosi siano prescritti medicinali, ma fermi restando alla nostra esperienza occidentale abbiamo invece problemi a immaginare tout de suite una figura, quella del terapista, che in India invece affianca sempre il medico ayurvedico. È necessario allora parlare di questa figura, del terapista, ovvero dell’ upasthātā e degli attributi e capacità che lo qualificano. Il termine sanscrito upasthātā indica colui che sta vicino, colui che è prossimo: non si intende qui solo una vicinanza fisica e professionale, ma anche e soprattutto una vicinanza umana, nel senso più nobile del termine. In India vengono richieste particolari doti ai terapisti :
Anurakta (devoto, votato) ovvero deve saper sviluppare e coltivare un rapporto con le persone di grande sensibilità, attenzione e partecipazione,
Śuci, (puro) ovvero deve mantenere la purezza del corpo, della mente e dell’animo. Infatti prima di imparare a prendersi cura delle persone il terapista in India deve imparare a curare la propria persona, deve mantenersi in buona salute con buone regole di vita quotidiana, Buddhimān (intelligente) ovvero deve sviluppare la propria buddhi, l’intelletto superiore, deve poter ragionare con la mente e la coscienza,
Dakṣa (brillante, svelto nel capire, competente) ovvero deve imparare a sviluppare la propria capacità di osservazione critica e a usare con efficienza la propria formazione culturale e gli strumenti che questa gli offre.
Realizzare questi quattro punti è molto complesso, ma è ancora più difficile arrivare a sentire fino in fondo queste qualità, continuare a perfezionarle e soprattutto completarle con quei particolari che sono ovvi in India ma che in occidente diventano al contrario quasi irrealizzabili se non si ha la fortuna di incontrare chi riesce a guidarci in questa direzione. Questi particolari sono quelli che appartengono alla coscienza di un individuo perché appartenente a un popolo specifico che vive immerso nella sua cultura e con le sue tradizioni.
La formazione per le discipline tradizionali, in India, può seguire due percorsi diversi: il primo è quello consueto che richiede un lungo periodo di formazione e osservazione accanto a terapisti già formati o vicino a medici e terapisti che lavorano insieme, il secondo è quello ormai sempre più diffuso, che possiamo definire accademico e che prevede un percorso in scuole strutturate come in occidente con insegnanti, esami e diploma finale…
Il futuro upasthātā può perciò scegliere in realtà tre strade diverse:
1. può seguire la tradizione e imparare con l’osservazione,
2. può frequentare scuole specializzate con un iter formativo analogo a quello delle nostre scuole tecniche,
3. può rendere complementari i due percorsi e ottenere il migliore dei risultati!
Chi studia per diventare terapista ayurvedico in Europa (e così nel resto del mondo fuori dalla grande terra di Bhārata) fa percorsi necessariamente più brevi e non ha l’opportunità di assorbire la cultura in cui l’āyurveda nasce. Inoltre in India, terminati gli studi, è normale svolgere il compito di terapista con un medico ayurvedico che è in grado di raffinare il terapista, mentre in occidente la complementarietà del lavoro di medico e terapista è praticamente un’utopia.
Un buon terapista ayurvedico oltre a possedere la capacità di usare tutti gli strumenti che i suoi studi gli offrono, oltre a essere il migliore osservatore possibile, oltre a sapere usare le proprie mani con una sensibilità da artista, oltre a possedere un profondo rispetto per ciò che compie e per chi incontra deve conoscere perciò “tutto quello che viene prima” ovvero quello che l’indiano medio respira durante gli anni della sua gioventù e che gli permettono di essere un elemento della società in cui vive.
Un buon terapista deve saper creare le migliori condizioni in cui operare (scelta e cura degli spazi e degli strumenti), quali iniziative devono essere eseguite prima e dopo il proprio lavoro (da quelle fondamentali come la scelta degli olii a quelle più raffinate come la realizzazione del migliore ambiente per accogliere), quali abitudini personali seguire per mantenersi in perfetta forma fisica e mentale (pratiche di rigenerazione come āsana o prāṇāyāma), pescando dalla migliore tradizione indiana.
Le conquiste fatte a seguito dello studio o dell’esperienza vanno interiorizzate: il compito più arduo è trasformare la pratica in un momento non solo di trasformazione fisica, ma anche emotiva e scoprire senza fretta, impiegando il tempo necessario, tutti quei particolari dati per scontati che sono invece la ricchezza della tradizione dell’autentico upasthātā: la metamorfosi di uno “spazio” in un “luogo”, della “gente che si incrocia” in “persone che si incontrano”, degli “oggetti silenziosi che si usano” in “simboli espressivi che parlano”, del “lavoro ripetitivo” in “dedizione cosciente al proprio compito”.
Siamo di fronte a un’opportunità di continuo sviluppo personale e professionale in cui anche la scelta e l’orientamento del droni (il tavolo di legno su cui il terapista lavora) è specchio della filosofia e della storia religiosa di un popolo, riflesso di una ricerca di armonia a tutti i livelli. Al terapista viene inoltre richiesto di saper trasformare la persona di cui si prende cura in un elemento attivo e partecipe del percorso per il benessere: il terapista deve saper chiedere alla persona di cui si occupa di porre attenzione alla dieta, osservare i cambiamenti del corpo affinché tutto diventi parte di un’indagine per trovare il migliore degli equilibri.
martedì 22 marzo 2016
VASANTA: PRIMAVERA E RINASCITA




La Primara: Vasanta - La stagione della Rinascita...
La primavera è la stagione della rinascita....
Tutto ciò che abbiamo accumulato (ama - tossine) durante l'inverno, con il freddo della stagione si è cristallizzato, è importante aiutare il nostro organismo nel naturale processo di scioglimento attraverso il fuoco/calore (tejas) per purifare e rinvigorire il sistema psicofisico. È la stagione in cui Kapha dosha è al massimo della fase di accumulo, ma in cui i sensi si risvegliano...si lascia alle spalle il buio dell'inverno, si ha voglia di tornare alla vita, alla natura, ci si rinnova.
Secondo l'Ayurveda è importante assumere cibi leggeri e cotti, dal sapore amaro per favorire la depurazione del fegato e perchè no fare brevi digiuni o semi digiuni a base di frutta e verdura, cominciare a indossare indumenti meno pesanti, fare un bagno caldo ogni due giorni con curcuma e sale o zenzero per permettere il rinnovamento della pelle e favorire la sudorazione per espellere tossine, oliazioni (snehana) sul corpo attraverso automassaggi con olio medicato o di sesamo (taila) secondo la propria costituzione o sottoporsi a trattamenti ayurvedici come il massaggio Abhyangam o ancora meglio il massaggio drenante Neerabhyangam. Aiutare i nostri sensi che si risvegliano: udito, olfatto, gusto e vista con oli e trattamenti specifici come il Netra vasti, lavaggi nasali, fumigazioni per le orecchie e pulizia del cavo orale.
Anche la mente va coccolata con sadhana specifiche come posture yoga che aumentino il fuoco interiore, come ad esempio il Surya Namaskar, respirazioni di fuoco come la respirazione a narici alternate o Kapalbati, evitare fumo e alcolici.
giovedì 17 marzo 2016
LA RASATURA DELLA TESTA
La testa è considerata la parte più importante del corpo umano. Essa contiene quattro dei cinque organi sensoriali del corpo e sette delle nove aperture corporee attraverso le quali possiamo interagire con il mondo esterno.
Sulla sommità del capo troviamo il luogo sacro per eccellenza, il sahasrara chakra attraverso cui l`anima entra nel corpo al momento della nascita ed esce dal corpo al momento della morte.
In Ayurveda esistono almeno cinque trattamenti dedicati al capo che sono delicati e allo stesso tempo ristoratori. I più rinomati in Occidente sono sicuramente lo Shirodhara, la colata di olio tiepido sulla fronte, lo Shirovasti, che richiede la rasatura della testa e l'applicazione di un cappello di pelle entro il quale viene inserito dell'olio che viene lentamente assorbito dal capo.
Queste terapie sono efficaci per risolvere problemi legati al cuore, insonnia, disturbi mentali, esaurimento, emicrania, debolezza delle articolazioni, paralisi, malattie del sangue,degli occhi, calvizie e imbiancamento precoce dei ccapelli...
Nel caso particolare dello Shirovasti, tradizionalmente è prevista la rasatura dei capelli.( non praticata in Occidente ).
La rasatura del capo appartiene alla tradizione vedica dall'inizio dei tempi , i saggi e gli yogi applicavano la sadhana della rasatura della testa nel momento più indicato che corrisponde alla sera di luna piena.
Riflettendo lo spirito della tradizione vedica, queste azioni hanno radici nella saggezza del vivere e nel rispetto della natura.
In Ayurveda i capelli sono considerati un tessuto secondario del corpo. Essi sono in relazione con il Kapha dosha e vengono prodotti direttamente dal tessuto del midollo osseo e dal sistema nervoso centrale del corpo. Quindi il fatto di tagliare i capelli al momento giusto stimola il sistema nervoso centrale, rinnova il tessuto del midollo osseo e nel sistema corporeo permette la rivitalizzazione di tutto ciò che riguarda Kapha. Quando Kapha viene ringiovanito, gli altri dosha di solito tornano in armonia.
Siccome la rasatura della testa rinnova anche il sistema corpo/mente e lo spirito, i saggi e gli yogi di un tempo si liberavano coscientemente dei tessuti vecchi per fare crescere i nuovi, spogliandosi dell'attaccamento al corpo fisico per rivolgere l'attenzione al sè immortale e senza tempo. Simboleggiando il sacrificio di se stessi, la rasatura dei capelli è un mezzo efficace per illuminare lo spirito.
Poiché i capelli portano anche le esperienze delle varie vite e sono intimamente connessi con ahamkara, tagliarli significa che si toglie molto di più dei capelli. Se i capelli vengono tagliati nelle circostanze appropriate, diventa più facile percepire il proprio eterno spirito di innocenza così spesso offuscato da una abbondante capigliatura.
Una testa rasata rende più facile l'osservazione dello spirito puro e disadorno del sé interiore in modo che si possa venire a patti con la verità che esso esprime e stimarlo per quel che veramente è.
Sulla sommità del capo troviamo il luogo sacro per eccellenza, il sahasrara chakra attraverso cui l`anima entra nel corpo al momento della nascita ed esce dal corpo al momento della morte.
In Ayurveda esistono almeno cinque trattamenti dedicati al capo che sono delicati e allo stesso tempo ristoratori. I più rinomati in Occidente sono sicuramente lo Shirodhara, la colata di olio tiepido sulla fronte, lo Shirovasti, che richiede la rasatura della testa e l'applicazione di un cappello di pelle entro il quale viene inserito dell'olio che viene lentamente assorbito dal capo.
Queste terapie sono efficaci per risolvere problemi legati al cuore, insonnia, disturbi mentali, esaurimento, emicrania, debolezza delle articolazioni, paralisi, malattie del sangue,degli occhi, calvizie e imbiancamento precoce dei ccapelli...
Nel caso particolare dello Shirovasti, tradizionalmente è prevista la rasatura dei capelli.( non praticata in Occidente ).
La rasatura del capo appartiene alla tradizione vedica dall'inizio dei tempi , i saggi e gli yogi applicavano la sadhana della rasatura della testa nel momento più indicato che corrisponde alla sera di luna piena.
Riflettendo lo spirito della tradizione vedica, queste azioni hanno radici nella saggezza del vivere e nel rispetto della natura.
In Ayurveda i capelli sono considerati un tessuto secondario del corpo. Essi sono in relazione con il Kapha dosha e vengono prodotti direttamente dal tessuto del midollo osseo e dal sistema nervoso centrale del corpo. Quindi il fatto di tagliare i capelli al momento giusto stimola il sistema nervoso centrale, rinnova il tessuto del midollo osseo e nel sistema corporeo permette la rivitalizzazione di tutto ciò che riguarda Kapha. Quando Kapha viene ringiovanito, gli altri dosha di solito tornano in armonia.
Siccome la rasatura della testa rinnova anche il sistema corpo/mente e lo spirito, i saggi e gli yogi di un tempo si liberavano coscientemente dei tessuti vecchi per fare crescere i nuovi, spogliandosi dell'attaccamento al corpo fisico per rivolgere l'attenzione al sè immortale e senza tempo. Simboleggiando il sacrificio di se stessi, la rasatura dei capelli è un mezzo efficace per illuminare lo spirito.
Una testa rasata rende più facile l'osservazione dello spirito puro e disadorno del sé interiore in modo che si possa venire a patti con la verità che esso esprime e stimarlo per quel che veramente è.
lunedì 5 ottobre 2015
CONCEPIMENTO E GRAVIDANZA IN AYURVEDA
Lo stato di gravidanza è un momento unico nella vita di una donna. Durante questo periodo essa sperimenta una serie di trasformazioni e cambiamenti sul piano fisico, metabolico, psicologico. La gravidanza è il momento in cui la vita si avvicina al divino in quanto capace di donare la vita.
Purtroppo nella nostra società moderna questo momento magico è stato ridotto a totale ospedalizzazione e la donna tende a vivere i nove mesi come una patologia senza rendersi conto della magia di questo percorso.
La società focalizza l'attenzione solo sul dolore e su tutti gli aspetti negativi e di pericolo che possono presentarsi durante la gravidanza, senza parlare però di tutti gli aspetti positivi di questo lungo e bellissimo momento nella vita di una donna.
Non c'è nulla di più completo del dare la vita, niente di più magico nel percepire il proprio corpo che si adatta ad accogliere una vita, un bambino che cresce, che si sviluppa nel grembo materno.
L'attenzione invece viene spesso focalizzata sulle paure, le ansie, le eventuali problematiche, sul corpo che cambia in negativo, le smagliature piuttosto che la cellulite, senza vedere la bellezza che assume il corpo di una donna in dolce attesa.
Il momento dell'attesa è per una donna ascolto di sé, di profonda connessione con il sè spirituale.
È importante capire che si tratta di un momento di grande crescita e che va vissuta nell'ottica del dare e del ricevere, aprendo anche il proprio organismo a donare. Solo vivendo la gravidanza in questa prospettiva riusciamo a capire che si tratta di un percorso completamente naturale e che il dolore fa parte di questo percorso è va accettato seguendo semplicemente il corso della vita.
Per prima cosa è necessario accettare la gravidanza. Si consiglia così alla puerpera di tenere un diario dove annotare ogni emozione, cambiamento, sensazione che si vive durante le 40 settimane di gestazione. Scrivere la focalizzerà maggiormente all'ascolto e renderà più viva la percezione del momento.
Una volta partorito sarà bellissimo rileggere il diario in quanto ottimo strumento per il neonato una volta grande per capire chi è e perché la gravidanza è la matrice dell'individuo.
In gravidanza la mamma trasmette emozioni e sensazioni al bimbo nel grembo. Proprio per questo motivo è necessario vivere questo periodo nella maniera più serena possibile, perché ogni emozione condizionerà il carattere del nascituro.
Questa esperienza vale anche al contrario. La madre predisposta all'ascolto interiore entrerà in empatia con il bimbo e imparerà a conoscerlo già in fase fetale.
È importante ricordare che l'esperienza della gravidanza non è solo tra madre e figlio, ma è una fase a tre che coinvolge oltre che la madre ed il bambino anche il compagno. Accogliere un figlio significa accettare di crescere come famiglia.
Il cambiamento principale e fondamentale con cui si confronta ogni donna all'inizio della gravidanza è quello di comprendere e accettare la trasformazione del proprio corpo da unità individuale nella dualità dell'esistenza di un altro corpo che sta crescendo al suo interno.
La disciplina ayurvedica insegna a perseguire la via dell'unità, dal dualismo e separazione tra mente e corpo all'unità di esse. Anche la gravidanza deve far capire alla donna che non esiste dualità nemmeno nel momento in cui un altro essere vivente cresce nel suo corpo. Non può esserci dualità tra madre e figlio, ma solo unità.
Secondo il pensiero vedico e ayurvedico il processo di incarnazione di un'anima è consapevole e inizia prima del concepimento per durare tutta la vita.
È l'anima, l'energia che decide di incarnarsi in un determinato momento, famiglia, luogo per sviluppare il suo cammino e la sua missione.
Secondo questo pensiero dunque il bimbo che una donna porta in grembo ha scelto proprio quella famiglia e quei genitori per reincarnarsi, consapevolmente, per portare avanti il suo percorso.
Dal momento del concepimento l'anima inizia un processo di incarnazione nel corpo fisico man mano che cresce all'interno del grembo della madre.
Durante il concepimento avviene un collegamento energetico tra l'ovulo fecondato e l'anima, si forma quello che viene definito utero eterico, che ha funzioni protettive. Man mano che il feto si sviluppa, l'anima inizia a connettersi ad esso. La meraviglia di questo processo è che l'anima in alcuni momenti diventa consapevole di questo procedimento e il corpo viene scosso da una scarica di energia e Coscienza, che le mamme percepiscono come i primi movimenti del bambino.
Il processo di unione tra corpo e anima si conclude nel momento in cui l'energia arriva al settimo chakra, la fontanella, e da lì scende lungo gli altri sei chakra lungo la colonna vertebrale, come un sottile filo dorato, irradiandoli tutti, fino a raggiungere la base del primo chakra, dove si avvolge su se stesso per tre volte e mezzo creando così la sede dell'energia dormiente, kundalini. È attraverso questo passaggio che tutti i chakra sono connessi tra loro portando il senso di consapevolezza di essere uniti nell'amore divino.
La donna e il bambino possono provare l'esperienza di essere un unico Essere.
Nell'ultimo mese di gravidanza infatti il bambino si porterà con la sua testa sulla parete pelvica della madre, preparandosi ad uscire. Quando inizierà il travaglio la vagina, come se fosse un occhio aperto, si preparerà ad accogliere la sua testolina, come se fosse la pupilla dell'infinito, creando il cosiddetto Occhio Cosmico. Energeticamente il primo chakra della madre sarà connesso al settimo chakra del neonato ed entrambi vivranno l'esperienza dell'unione, della vita, dell'Amore divino.
Il bimbo che per nove mesi si è preparato gradualmente a passare da uno stato di solo spirito a quello di spirito incarnato, si troverà catapultato in una nuova dimensione totalmente diversa. Accoglierlo nel modo giusto e più dolce possibile sarà la prima missione dei genitori.
Un aspetto importante è legato alla placenta e al cordone ombelicale. La placenta è l'organo che per tutta la gravidanza si occupa del bambino. Porta nutrimento, lo ripara da batteri e infezioni, porta ossigeno. È l'organo preposto a fare da tramite tra madre e figlio, nella massima protezione di quest'ultimo.
La placenta è attaccata all'utero della madre attraverso i vasi sanguigni e comunica con il neonato attraverso il cordone ombelicale.
Alcune culture come quella indiana considerano la placenta come l'incarnazione dello spirito guida del bimbo. Lo spirito guida è quello che accompagna la preparazione della nuova anima per tutta la vita intrauterina, occupandosi di nutrirla e assicurando il giusto apporto di ossigeno.
Nel momento in cui il bimbo viene al mondo deve assumersi la responsabilità diella propria sopravvivenza respirando e nutrendosi in modo indipendente.
A questo punto il ruolo della placenta sembra essersi esaurito ma non è esattamente così.
Sia lo spirito guida che il bimbo hanno bisogno di tempo per determinare la separazione. La comunicazione energetica tra i due continua fintanto che il cordone ombelicale è pulsante.
È quindi necessario assicurarsi che il cordone ombelicale non venga tagliato prima del tempo.
La preparazione al parto inizia dal momento del concepimento.
Ogni giorno della gravidanza il corpo si prepara al giorno del concepimento.
Solo questa consapevolezza basterebbe per vivere serenamente questi mesi di attesa.
La paura che la donna prova per la gravidanza e il parto deriva esclusivamente dalle proprie insicurezze e dall'impossibilità di avere il controllo e la certezza di ogni evento.
martedì 28 luglio 2015
JALA: L'IMPORTANZA DELL'ELEMENTO ACQUA IN AYURVEDA
In quasi tutte le tradizioni l'elemento acqua ha avuto un ruolo speciale. Infatti non c'è vita che non si sia originata ed evoluta grazie a questo elemento.
Nella tradizione indiana, questo elemento primigenio si sarebbe generato dal "principio primo": il suono o parola, ovvero "vac".
La primaria funzione delle acque è quella di purificare. Non vi è rito sacro in India che non inizi con la purificazione attraverso la pulizia del corpo, mani e piedi prima di entrare nei templi, se non addirittura l'immersione di idoli e utensili nei fiumi sacri.
Anche i defunti vengono lasciati alle acque... essi ritornano alle origini.
L'Acqua, né aria né terra, proviene dal cielo ma la si trova nella terra, sopra e all'interno di essa. Ha la capacità di donare la vita così come distruggerla. Grazie a questa sua caratteristica ecco che diventa veicolo dell'energia divina stessa.
L'Ayurveda riconosce nell'acqua un ruolo importante e fondamentale per le sue virtù terapeutiche.
In Ayurveda l'acqua non è vista solo come una bevanda dissetante, ma riveste il ruolo di cibo e pertanto nutre, lubrifica e disintossica. È considerata un potente antiossidante, defaticante, digestivo e cardiotonico, idratante, rinfrescante e rinvigorente.
Fattori climatici, temperatura, stagioni, terreno e metodi di conservazione determinano la qualità dell'acqua.
Ad esempio l'acqua piovana ha potenza e attributi legati al freddo e la sua azione specifica è ringiovanente, promuove l'intelletto e allevia tutti i dosha.
Sono descritte anche le proprietà delle acque raccolte dai fiumi e dalle sorgenti, dai pozzi e dai laghi e dalle fonti termali.
L'Ayurveda indica anche i metodi per rendere l'acqua pulita.
L'acqua piovana è considerata l'acqua migliore a causa della sua leggerezza.
Esponendola alla luce del sole e della luna è possibile potenziarne gli effetti benefici e ha la specifica azione di "rasayana", ovvero ringiovanente.
L'Ayurveda consiglia di assumere regolarmente acqua nel corso della giornata, a piccole dosi e possibilmente calda. In questo modo risulta più leggera e libera da memorie acquisite. Sviluppa un'azione "dipana" ovvero digestiva, stimolando Agni. Ripulisce i canali energetici rimuovendo le tossine.
A seconda della bollitura si hanno effetti differenti sui dosha : ridotta di 3/4 per bollitura mantiene pesantezza ed è utile per alleviare Vata, ridotta della metà allevia Pitta, ridotta di 1/4 del suo volume riduce Kapha.
Ma uno dei principali impieghi dell'acqua in ayurveda è l'uso come veicolo per erbe e composti che attraverso decozioni ed infusioni diviene una vera e propria formula farnacologica che può essere assunta per via interna o esterna, (Bagni o vaporizzazioni).
Secondo l'ayurveda l'importanza primaria che l'acqua riveste per la vita e il mondo stesso risiede nel fatto che essa è uno dei 5 Bhuta o elementi. La teoria dei Panchamahbhuta considera la realtà dei 5 elementi che la formano e ne esprimono gli stadi materiali.
I 5 elementi danno origine ad un progressivo addensarsi e sommarsi di materia, energia e qualità. Ciò fa sì che l'acqua, quarto elemento, conservi in sé le i formazioni di tutti gli altri: etere, aria, fuoco.
Nella tradizione indiana, questo elemento primigenio si sarebbe generato dal "principio primo": il suono o parola, ovvero "vac".
La primaria funzione delle acque è quella di purificare. Non vi è rito sacro in India che non inizi con la purificazione attraverso la pulizia del corpo, mani e piedi prima di entrare nei templi, se non addirittura l'immersione di idoli e utensili nei fiumi sacri.
Anche i defunti vengono lasciati alle acque... essi ritornano alle origini.
L'Acqua, né aria né terra, proviene dal cielo ma la si trova nella terra, sopra e all'interno di essa. Ha la capacità di donare la vita così come distruggerla. Grazie a questa sua caratteristica ecco che diventa veicolo dell'energia divina stessa.
L'Ayurveda riconosce nell'acqua un ruolo importante e fondamentale per le sue virtù terapeutiche.
In Ayurveda l'acqua non è vista solo come una bevanda dissetante, ma riveste il ruolo di cibo e pertanto nutre, lubrifica e disintossica. È considerata un potente antiossidante, defaticante, digestivo e cardiotonico, idratante, rinfrescante e rinvigorente.
Fattori climatici, temperatura, stagioni, terreno e metodi di conservazione determinano la qualità dell'acqua.
Ad esempio l'acqua piovana ha potenza e attributi legati al freddo e la sua azione specifica è ringiovanente, promuove l'intelletto e allevia tutti i dosha.
Sono descritte anche le proprietà delle acque raccolte dai fiumi e dalle sorgenti, dai pozzi e dai laghi e dalle fonti termali.
L'Ayurveda indica anche i metodi per rendere l'acqua pulita.
L'acqua piovana è considerata l'acqua migliore a causa della sua leggerezza.
Esponendola alla luce del sole e della luna è possibile potenziarne gli effetti benefici e ha la specifica azione di "rasayana", ovvero ringiovanente.
L'Ayurveda consiglia di assumere regolarmente acqua nel corso della giornata, a piccole dosi e possibilmente calda. In questo modo risulta più leggera e libera da memorie acquisite. Sviluppa un'azione "dipana" ovvero digestiva, stimolando Agni. Ripulisce i canali energetici rimuovendo le tossine.
A seconda della bollitura si hanno effetti differenti sui dosha : ridotta di 3/4 per bollitura mantiene pesantezza ed è utile per alleviare Vata, ridotta della metà allevia Pitta, ridotta di 1/4 del suo volume riduce Kapha.
Ma uno dei principali impieghi dell'acqua in ayurveda è l'uso come veicolo per erbe e composti che attraverso decozioni ed infusioni diviene una vera e propria formula farnacologica che può essere assunta per via interna o esterna, (Bagni o vaporizzazioni).
Secondo l'ayurveda l'importanza primaria che l'acqua riveste per la vita e il mondo stesso risiede nel fatto che essa è uno dei 5 Bhuta o elementi. La teoria dei Panchamahbhuta considera la realtà dei 5 elementi che la formano e ne esprimono gli stadi materiali.
I 5 elementi danno origine ad un progressivo addensarsi e sommarsi di materia, energia e qualità. Ciò fa sì che l'acqua, quarto elemento, conservi in sé le i formazioni di tutti gli altri: etere, aria, fuoco.
domenica 17 maggio 2015
YOGA E AYURVEDA
Tra yoga e ayurveda esiste una
stretta relazione in quanto in comune hanno, non solo l'origine
vedica e la storia, ma anche il concetto della totalità somatica e
psicospirituale.
Lo yoga si focalizza
sull'integrazione spirituale, o Sadhana, per mezzo della trascendenza
culminando nell' autorealizzazione. L'ayurveda invece si focalizza
sull'integrazione psicosomatica con la cura della salute nella sua
totalità che culmina anch'essa nell'apertura alla trascendenza e
all'autorealizzazione.
Una delle caratteristiche dello
yoga è l'equilibrio e proprio per questo l'attenzione va portata
tanto alla mente quanto al corpo in quanto quest'ultimo è la base
per realizzare l'illuminazione.
Se non ci prendiamo cura del
corpo, esso verrà sopraffatto dalla malattia che è vista come uno
degli ostacoli che impediscono di completare il percorso spirituale.
Si può dire che lo yoga sia la
scienza vedica dell'autorealizzazione che dipende dal buon
funzionamento di corpo e mente e l'ayurveda sia la scienza vedica
della guarigione del corpo e della mente. Per questo in India sono
due discipline non disgiunte tra loro, ma che anzi cooperano insieme.
Sia yoga che ayurveda nella loro forma classica considerano l'intero
essere umano come l'insieme di corpo, mente e spirito ed entrambe
rivolgono l'attenzione a tutti i bisogni dell'uomo per favorire lo
sviluppo della coscienza più elevata.
Lo scopo più ampio
dell'ayurveda comprende non solo la salute fisica, ma anche la salute
mentale e la preparazione alla vita spirituale.
Yoga e ayurveda sono discipline
che risalgono a più di 5000 anni fa e che hanno mantenuto uno
sviluppo ininterrotto nel corso della storia, da quando la saggezza
dei Rishi venne espressa sotto forma di scrittura: i Veda.
Lo yoga rappresenta la più
ampia fonte di saggezza del mondo adattabile ad ogni epoca e persona
e i metodi yogici coprono l'intero campo dell'esistenza e che include
tutti i metodi di evoluzione: posizioni fisiche o asana, discipline
etiche, il controllo del respiro o pranayama, metodi sensoriali,
affermazioni e preghiere come i mantra, visualizzazioni e
meditazioni...
D'altro canto l'ayurveda
rappresenta uno dei più straordinari sistemi medici e olistici al
mondo.
Oltre a comprenderne gli aspetti
yogici e i metodi, include anche terapie di guarigione come dieta,
uso di erbe medicinali, regole per l'esercizio fisico e un corretto
stile di vita, massaggi e terapie di purificazione. Con il suo
particolare approccio concetto di costituzione individuale o Dosha,
l'ayurveda fornisce a ogni persona di qualsiasi cultura il modo per
creare uno stile di vita in armonia con il mondo della natura e con
il proprio sé superiore.
Entrambe le discipline fanno
parte del grande sistema di conoscenza vedico che afferma che tutto
l'universo è un unico sé e che la chiave per avere la conoscenza
cosmica sta nella nostra mente e nel nostro cuore.
Il legame tra yoga e ayurveda è
il Prana o energia vitale. Lo yoga è l'intelligenza del prana,
l'ayurveda è il suo potere di guarigione, così che insieme formano
una disciplina evolutiva e di autoguarigione completa.
In India lo yoga tratta per
tradizione l'aspetto spirituale della vita, l'ayurveda invece ne
prescrive le regole fondamentali per uno stile di vita corretto. Lo
yoga come terapia veniva tradizionalmente prescritto in un contesto
ayurvedico. La terapia dello yoga classico era ayurvedica nella
teoria e nella pratica.
Entrambe le scienze hanno come
unico scopo il superamento del samsara, il processo delle morti e
delle rinascite, attraverso l'Ahimsa, quell'atteggiamento mentale per
cui non si desidera fare del male ad alcuna creatura esistente.
Questo è uno dei concetti fondamentali nella pratica yoga, è la
base della pace mentale che non è possibile raggiungere se ospitiamo
pensieri che danneggiano il prossimo.
Ahimsa è la base anche
dell'aproccio ayurvedico alla salute ed è il sostegno di ogni vera
guarigione.
Ahimsa sta alla base del
consiglio ayurvedico di seguire una dieta vegetariana così come
seguire un lavoro e una vocazione personale nella vita nell'energia
dell'amore senza provocare danni ad altre creature aiutando a
preservare la salute mentale e rimuovendo l'insorgere di pensieri
negativi.
Lo yoga ci mostra quindi come
realizzare il sé, l'ayurveda come vivere in modo che le azioni
fisiche e mentali non subiscano deviazioni da questa strada.
Lo yoga ci aiuta a superare i
limiti della mente, l'ayurveda a rafforzare il corpo per superare
tali limiti. Non si può pensare di avere una mente forte là dove il
corpo si mostra debole e non si può pensare di avere un corpo forte
là dove la mente è debole.
La Piccola India
domenica 8 marzo 2015
PREPARARSI ALLA PRIMAVERA...
La primavera è la stagione Kapha perché è
caratterizzata da un prevalere di questa energia sulle altre due,
che può favorire la comparsa di sintomi fastidiosi come
raffreddori, allergie, anoressia, svogliatezza, sonnolenza,
abassamento dell’umore fino alla depressione. E' il periodo in cui le tossine accumulate nel corpo durante l'inverno iniziano a sciogliersi e noi dobbiamo aiutare il nostro organismo ad espellerle. Come? Attraverso la purificazione del nostro organismo.Le misure più semplici che l’ayurveda raccomanda sono principalmente quelle di preferire un’alimentazione più leggera sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, riducendo del consumo di grassi, latticini e carni, e aumentando il consumo di alimenti dal sapore amaro, piccante e astringente, soprattutto verdure e frutta che in questa stagione la natura ci offre. Erbe amare come il tarassaco e la cicoria svolgono un’ottima azione depurativa. Gli alimenti più consigliati sono: orzo, miglio, segale, mais, zenzero fresco, lenticchie, formaggi di capra, miele e tante spezie che aiutano l'effetto depurativo e allo stesso tempo metabolico.
Oltre all' alimentazione che ha carattere prioritario si raccomanda di non eccedere nell’indugiare a letto e nel sonno diurno, favorendo la pratica di esercizi fisici.
Un altro metodo di purificazione è il digiuno.
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Ma come riconoscere il nostro stato di tossine?
Molto spesso basta farsi alcune domande come:
Ho perso la voglia di vivere e sono sull’orlo di un collasso nervoso?
Ho perso la gioia di fare sesso?
Sono infelice quando mi guardo allo specchio?
Prendo sempre medicine, senza avere mai un minimo miglioramento?
Se queste risposte sono affermative il corpo ha
bisogno urgentemente di un trattamento approfondito di purificazione da
tutti gli scarti dell’organismo (tossine, acidi, accumuli di grasso e
qualsiasi altro elemento prodotto dalle normali attività del nostro
corpo).In
un organismo in cui sono presenti quantità eccessive di scorie, il
metabolismo ne risente con conseguenti disfunzioni e riduzioni delle
attività del sistema nervoso, immunitario ed endocrino, nonché disturbi
nell’assimilazione di vitamine, minerali e principi nutritivi durante il
processo di digestione. A seguito poi di accumuli patologici di grassi e
carboidrati, viene danneggiata la circolazione periferica che può
causare edemi e ristagni venosi.
Purificarsi...
La purificazione del corpo non è certo un’impresa facile.
Tutt’altro. Le cure di disintossicazione e purificazione del corpo che
consistono nell’assunzione
per vie orali di comode pillole, così come di concentrati curativi e
cibi dalle specifiche caratteristiche, riescono ad influire solo sul
sistema digerente. Per un processo disintossicante più profondo sono
necessarie terapie e cure specifiche. I maggiori rappresentanti delle
medicina moderna si sono domandati, senza successo, quale sia la forma
di disintossicazione più efficace per l’organismo. Per più di 20 anni,
numerosi istituti di ricerca dei maggiori stati industrializzati si sono
cimentati nello studio dell’antica tradizione ayurvedica, con maggiore
attenzione verso i trattamenti di disintossicazione e
purificazione come il Panchakarma. Questo termine significa "cinque (pancha) azioni" (karma) per la purificazione del corpo. Gli
esperti sono concordi nell’affermare che il Panchakarma è un
procedimento molto efficace scientificamente provato che favorisce la
disintossicazione del corpo fino al livello cellulare. Il giusto impiego
del Panchakarma in un ambito clinico fa davvero miracoli.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda espressamente il
panchakarma come metodo efficace di prevenzione e cura dei disturbi del
metabolismo e delle patologie cardiache ed arteriose.
La cura del Panchakarma si basa sui seguenti principi:
1.
Impiego di speciali oli curativi che sprigionano i loro effetti
calmanti, rilassanti e purificanti nei tessuti attraverso il sistema
digerente e la pelle.
2.
I trattamenti termici (vapori curativi, caldo secco, bende iper
termiche, irradiazioni ad infrarossi e UV,ecc.) ottengono come
risultato, tra gli altri, un rafforzamento dell’attività del piccolo
circolo e della perfusione sanguigna, così come l’ampliamento dei vasi
sanguigni e dei canali linfatici. Attraverso l’assunzione di speciali
sostanze viene attivato il processo di smaltimento dei prodotti di
scarto del nostro organismo, come la bile, il muco oppure dei liquidi in
eccesso all’interno del tratto dirigente. Le tossine vengono così
indirizzate verso il processo di smaltimento. A questo punto si possono
iniziare i “cinque trattamenti” che libereranno l’organismo da questi
scarti.
Vamana Terapia
del vomito. Scioglie le ostruzioni mucose, blocca i focolai infettivi
ed elimina le tossine dai tessuti adiposi e dal sistema linfatico.
Virechana Terapia
della purga con specifici mezzi di espulsione. Pulisce l’intestino
tenue e gli organi associati nella zona mediana del corpo. Elimina gli
acidi, la bile e il colesterolo in eccesso e purifica l’intestino tenue.
In questa fase vengono disintossicati anche il sangue e i tessuti muscolari.
Nasya Trattamento
delle mucose nasali. Le tossine vengono eliminate dalle cavità nasali,
paranasali e dalla zona della fronte. Le malattie e le infezioni
croniche delle vie respiratorie superiori vengono influenzate
positivamente con netti miglioramenti.
Basti Terapia
del clistere. Grazie ad uno specifico composto le tossine vengono
eliminate attraverso l’intestino crasso. I principi attivi impiegati
penetrano le pareti dell’intestino fino ad arrivare ad aggredire le
tossine presenti nei tessuti ossei, nervosi e in quelli del sistema
riproduttivo.
I Clisteri medicati ripristinano le funzioni dell’intestino crasso e la normalizzazione dei valori del pH. Hanno anche un effetto rinvigorente.
La cura si conclude con la pulizia e la cura della pelle.
Da questa tecnica di purificazione un pò più invadente si ottiene:
Riduzione evidente del sovrappeso.
Purificazione e ringiovanimento dell’organismo fino ad un livello cellulare.
Miglioramento
della condizione della pelle. Le rughe, le occhiaie, i brufoli e la
cellulite si riducono o svaniscono completamente.
La sensazione di freschezza e vitalità invade il corpo, ci si sente pieni di energie per un lungo tempo.
I funghi e le infezioni vengono combattute (ad esempio la candida).
Normalizzazione dei valori biochimici del sangue, come gli zuccheri nel sangue, il colesterolo e la pressione sanguigna.
Preparazione del corpo ad una gravidanza sana.
I processi d’invecchiamento vengono rallentati.
Equilibrio psicosomatico e armonia di corpo e mente vengono ristabiliti.
Una simile terapia deve svolgersi all’interno di strutture adeguate specifiche per i trattamenti
ayurvedici ed essere eseguita da medici e personale qualificato. Sulla
base di una lunga esperienza e l’osservazione di migliaia di pazienti
sottoposti ad una cura completa, così come sulla base dei risultati
pervenuti dalle centinaia di cliniche ayurvediche sparse per il mondo, è
possibile asserire che con il Panchakarma si possono combattere molti
tipi di problemi. In particolare ha un effetto preventivo contro il
cancro e le malattie infettive, inoltre migliora le funzionalità del
sistema immunitario, l’aspetto generale e la linea e purifica la pelle. I
chili in eccesso e la cellulite scompaiono e non tornano più. I segni
di ringiovanimento sono evidenti. In caso di malattie
croniche, il bisogno di rimedi allopatici diminuisce e le forze fisiche e
mentali, così come la resistenza, aumentano notevolmente.
Senza
contare che la purificazione del corpo produce un effetto curativo
anche sull’anima. Diventiamo più calmi, equilibrati e felici; la
depressione svanisce e la qualità della vita migliora.
La Piccola India
La Piccola India
sabato 20 dicembre 2014
L'IMPORTANZA DEL MASSAGGIO IN AYURVEDA
Parlare
di massaggio in Ayurveda ci conduce in un viaggio alla scoperta del
Sè, di percezioni sensoriali perdute o nascoste.
Il
meraviglioso cammino del massaggio si presenta come un percorso di
antica conoscenza, osservazione, ascolto e tradizione, in cui si
fondono i fattori culturali, mistici, religiosi, spirituali
dell'India.
Il
massaggio ayurvedico nasce nella notte dei tempi, in una regione nota
come la sacra madre India o Bharat, culla della spiritualità vedica.
Il massaggio si diffuse in tutto il subcontinente indiano, rimanendo
più protetto nella zona del Kerala, nel sud dell'India, dove anche
io sono stata a studiare quest'arte e della quale porto con me un
bellissimo ricordo..
Secondo
la tradizione il massaggio deve essere inseganto da maestro a
discepolo attraverso l'osservazione delle gestualità. La tradizione
keralese in particolare rimane legata a memorie antichissime che
oramai sono andate perdute nelle grandi metropoli indiane.
La
parola sanscrita per indicare il massaggio è Abhyanga, ed indica
proprio, nella sua etimologia, una pratica di movimenti eseguiti su
tutto il corpo in differenti direzioni con finalità specifiche.
La
funzione principale del massaggio è quella di comprendere il flusso
del Prana, o energia vitale, e le relative direzioni.
L'Abhyanga
si può definire come un esercizio passivo sia per il corpo che per
la mente in cui la persona partecipa comunque attivamente al processo
di cura in forma meditativa e introspettiva.
mercoledì 26 novembre 2014
IL POTERE CURATIVO DEI MANTRA
I
testi più antichi della Terra dicono che tutto fu originato da un
suono emesso dal Padre e questa non è solo un'affermazione vana,
perchè la vibrazione è la vita più originale che possiamo
immaginare e questo perchè il suono è capace di fare vibrare la
materia della quale sono fatte tutte le forme, ed è il principale
agente per il quale esiste e si perpetua il ciclo della natura. Il
suono è vibrazione e quindi energia. Anche noi siamo vibrazione,
energia e pertanto l'uomo può teoricamente controllare la realtà,
se gli è data la chiave della vibrazione corretta per manipolare la
materia, controllare le energie e creare le forme.
Il
verbum, in latino, o il logos, in greco, sta ad indicare il suono
come vibrazione, la vibrazione originaria, quella che anche
l'ambiente scientifico è finalmente riuscito a dimostrare e che
mette in relazione con il Bing Bang o radiazione di fondo. Una grande
esplosione da cui sarebbe nato l'Universo e con esso un suono
primordiale l'Aum per la cultura vedica, Amen per la tradizione
religiosa occidentale. Ogni elemento di questo universo è in perenne
vibrazione, non vi è nulla di statico o fermo. Tutto oscilla attorno
ad un centro di equilibrio, tutto è Uno, poiché ogni cosa deriva da
un' unica fonte, un' unica energia.
Il
Suono è il primo Co-Creatore di Vita. Tutto è suono. Dalle
frequenze dell'Universo, a ciò che sente il feto nel liquido
amniotico come suoni e rumori del corpo della madre, a ciò che ci
circonda nella vita quotidiana. Anche dentro ognuno di noi il Suono
fa da padrone: provate a stare in silenzio per qualche istante,
ponete le mani sulle orecchie e state ad ascoltare ciò che il vostro
corpo produce. Potete sentire il suono delle viscere che si muovono,
il suono dello scorrere del sangue, il battere del vostro cuore, lo
scricchiolio delle ossa. Provate poi a sentire il suono nel suo
insieme e ditemi che cosa vi ricorda.
Aum,
il mantra più conosciuto di tutti. In realtà si può parlare di
bija mantra per eccellenza, perché bija in sanscrito significa
proprio suono primordiale o seme…è il suono da cui tutto nasce.
Nella tradizione vedica viene sempre recitato in apertura di altri
mantra e questo perché questo suono è in realtà formato da tre
suoni che hanno il potere di mettere in collegamento tre aspetti
sottili della nostra mente portando equilibrio. Il suono A che è
collegato allo stato di veglia, il suono U collegato allo stato di
sogno e il suono M associato allo stato di sonno profondo. Lo stato
di veglia è quello che normalmente vive la nostra mente nella vita
di tutti i giorni durante le nostre attività, lo stato di sogno è
strettamente associato al subconscio ed è legato alla fase Rem,
quello stato di sonno in cui noi viviamo esperienze dirette, ma del
tutto psichiche e quindi non manifeste, ed infine lo stato di sonno
profondo in cui l’attività mentale è ridotta al minimo e si
sperimenta una sorta di “pace dei sensi” e di beatitudine. Dunque
l’Om riassume nelle sue sillabe questi tre stati diventando un
potente ponte di connessione tra tutti e tre. Quindi recitare il
mantra Om permette di creare il giusto equilibrio tra questi tre
stati per poter più facilmente accedere ad una coscienza universale
e ritrovare equilibrio in tutti i campi, mentale, spirituale e
fisico, nonché benessere nella vita di tutti i giorni.
giovedì 30 ottobre 2014
LA DONNA, LE SUE STAGIONI, L'AYURVEDA....
Nell'ayurveda classico esistono tantissimi suggerimenti pratici che possono essere di supporto alle donne nel ritrovare una salute stabile e un organismo ben equilibrato.La vasta scelta fra consigli alimentari individuali, piante medicinali selezionate, metodi terapeutici di compensazione per ritrovare l'equilibrio mostrano una particolare efficacia soprattutto nei disturbi mestruali e della menopausa.
L'atteggiamento pratico della medicina ayurvedica risulta essere molto facile alle donne, poichè per la loro disposizione femminile hanno una sensibilità particolare, grazie alla quale possono vivere e poi realizzare particolarmente bene a livello emotivo gli aspetti sia fisici che spirituali dei dosha.
Il metabolismo della donna è inoltre molto influenzato da tutte le alterazioni ormonali nel corso ciclo mensile e nei grandi periodi della vita...giovinezza, maturità e vecchiaia.
Un modello alimentare e di comportamento che tenga conto di questi fattori, ha elementi positivi sulle condizioni sia fisiche che psicologiche della natura femminile.
Gli antichi testi vedici descrivono così le tre stagioni della vita dell'uomo:
“L’infanzia è fino ai sedici anni quando i dhatu (tessuti) sono immaturi, i caratteri sessuali non sono
ancora manifesti, il corpo è delicato e ha meno resistenza, la forza è incompleta e il kapha è
predominante. I dhatu continuano a svilupparsi mentre la mente rimane stabile fino a trent’anni. La
mezza età è caratterizzata dalla forza e dall’energia, dalla virilità, dalla prodezza, dall’acquisizione,
dalla ritenzione, dalla memoria, dalla proprietà di linguaggio e dalla comprensione. In questo
periodo, le proprietà di tutti i dhatu raggiungono il loro limite normale con una giusta forza fisica e
mentale, non degenerano, presentano una predominanza del pitta e questa fase dura fino ai
sessant’anni. Da lì fino ai cento anni si ha l’anzianità. In questo periodo, i dhatu, gli organi sessuali,
la forza, l’energia, la virilità, la prodezza, l’acquisizione, la ritenzione, la memoria, la proprietà di
linguaggio e la comprensione gradualmente degenerano e predomina il vata.” Caraka Samhita “
(Vimanasthana,VIII,122).
L'universo femminile però si anima e afferma creativamente grazie ad un passaggio molto delicato e complesso....quello della gravidanza.
La donna sostanzialmente si afferma e sperimenta nella sua esistenza in quattro grandi passaggi:
Adolescenza
Maturità
Gravidanza
Menopausa
La natura umana o prakriti, si compone dei cinque elementi che si manifestano a livello sottile nei tre guna rajas, tamas e sattva. Secondo la visione ayurvedica, l'aspetto tamas nella natura umana presenta l'immobilità e la staticità, rajas incarna l'attività e la forza umana, sattva rappresenta la verità, la virtù, l'armonia.
Queste tre qualità non costituiscono solo la base della personalità e della costituzione umane, ma anche una diversa influenza nei due sessi: il principio femminile è contrassegnato da tamas e sattva, il principio maschile da rajas. Ciò determina la causa della natura fondamentalmente diversa tra uomo e donna.
Le qualità tipicamente femminili del carattere secondo l'ayurveda sono la maternità, la premura, la comprensione, la pazienza, la dedizione e la spiritualità. Anche gli uomini dotati dominati da rajas hanno queste prorietà, ma non sono così radicate nella loro personalità.
Il benessere interiore di uomini e donne dipende dall'espressione naturale delle loro qualità innate.
Anche i dosha sono determinanti nelle fasi della vita.
Secondo l'ayurveda l'infanzia è dominata da Kapha dosha che rappresenta la fase di costruzione del corpo e della crescita, Pitta domina l'età della maturità nelle sue fasi di trasformazione e realizzazione, Vata domina la terza età.
giovedì 25 settembre 2014
LA VISIONE DELLA CISTITE IN AYURVEDA
Può sembrare strano, ma proprio in Autunno, molte persone soffrono di cistite anche se le temperature climatiche sono più basse e potrebbero contrastarne l'insorgenza. La cistite è un’infiammazione delle vie urinarie, in particolare della vescica che si manifesta con dolori all'addome, continuo senso di dover urinare, urine che bruciano, gonfiore all'addome.
Colpisce soprattutto le donne e le statistiche dichiarano che il 25%
delle donne tra i 20 e 40 anni ne abbia sofferto almeno una volta.Batteri, funghi, virus, possono essere le cause della cistite, ma anche la stitichezza e una mancata pulizia intestinale, alcuni metodi contraccettivi, una scarsa igiene, stress e persino particolari condizioni dell’organismo, come gravidanza e menopausa.
Per l’Ayurveda l’accumulo di calore nel corpo durante il periodo estivo, altera il Pitta Dosha (Fuoco) che è a sua volta incrementato dal movimento (cambio di stagione) dato da Vata Dosha (Aria). Perciò le persone diventano più sensibili, soprattutto quelle che presentano le condizioni sopra descritte in quanto, in autunno, l’organismo cerca di eliminare spontaneamente l’eccesso di Pitta Dosha attraverso le vie naturali come le vie urinarie.
Importante, sempre per l’Ayurveda, seguire anche una corretta alimentazione, priva di alimenti riscaldanti come salumi, insaccati, fritti, alcolici, pesce di mare, molluschi, crostacei, alghe, formaggi stagionati, peperoncino, cioccolata, zuccheri raffinati, ma favorire cibi emollienti e rinfrescanti come zucca gialla, cicoria, prugne, funghi, polenta, orzo.
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