Per colui che vede il proprio Sè espanso nell'universo e l'universo nel proprio Sè, e che vede il superiore e l'inferiore; la pace fondata sulla conoscenza non viene mai a mancare.

- Charaka Samhita Sha. V. 20 -



venerdì 11 aprile 2014

UDGARSHANA: magia delle polveri

Udgarshana è uno dei trattamenti ayurvedici indicati  per riequilibrare il dosha Kapha. Nel quinto capitolo del Charaka Samhita si descrive l'udvartana come un trattamento efficace per combattere il cattivo odore corporeo, la sensazione di pesantezza, il senso di stanchezza ed apatia, il prurito, la sudorazione irregolare, il ristagno di tossine e la ritenzione idrica. 
Nell' Ashtanga Hridaya è scritto che l’Udgarshana calma e pacifica Kapha, controlla il peso e il tessuto adiposo, stabilizza l’attività degli organi, aumenta le difese immunitarie e la resistenza della pelle.
Udgarshana è una tecnica particolare di massaggio nella quale la pelle di tutto il corpo viene strofinata con miscele di erbe in polvere. Lo sfregamento produce il calore e l’energia che pacifica Kapha, le cui qualità sono freddo, umido, statico, untuoso e lento. Il calore aumenta la circolazione del sangue e mobilita i grassi. E’ un trattamento depurativo che grazie all’impiego di polveri di vegetali come triphala, zenzero e curcuma elimina le tossine in eccesso.
Questo trattamento, che riattiva il metabolismo (lento in kapha), ha inoltre un effetto peeling su tutto il corpo, deterge in profondità la pelle e ne aiuta a ripristinare l’equilibrio del pH. Il massaggio udgarshana, diversamente da quello con gli oli, è molto energico e le polveri che vengono usate vengono precedentemente ben riscaldate.

Durata del trattamento circa 60 minuti

lunedì 7 aprile 2014

I DHATU: i tessuti fondamentali del corpo

I dosha , i dhatu (tessuti) e mala (escreti) sono i tre aspetti della materia di cui è composto il corpo umano. Avendo già spiegato in precedenza il concetto e la funzione dei dei dosha , mi rivolgo allora ad un altro dei concetti fondamentali in Ayurveda: i dhatu.

La parola dhatu deriva dalla radice "dha " che significa base o fondamento, la definizione di dhatu è "ciò che sostiene e nutre il corpo". I dhatu sono il fondamento dei tessuti corporei e come i tre dosha (umori biologici), sono costituiti da tutti e cinque gli elementi. I dhatu o tessuti sono il luogo dove si manifesta lo squilibrio dei dosha che altera la giusta proporzione in cui i tessuti devono essere presenti all'interno del corpo.Infatti i dhatu sono coinvolti nel mantenimento della buona salute così come nella formazione della malattia ed è importante capire come si formano e come funzionano.
Il cibo che mangiamo è la materia da cui si formano i dhatu. Dopo la digestione per opera del fuoco digestivo il cibo si divide in due parti, una va a formare i mala, gli escreti, mentre l'altra parte costituita dalle sostanze nutrienti (ahara rasa) va a formare i sette tessuti corporei. Secondo l'Ayurveda i tessuti corporei o dhatu , si formano secondo una progressione ordinata e specifica e dipendono uno dall'altro nel senso che il tessuto che si forma prima è la base e contiene il nutrimento per quello successivo.I sette dhatu si formano nel seguente modo:
Dhatu Tessuto Funzione principale
1. Rasa chilo, linfa, plasma alimentare gli altri tessuti
2. Rakta sangue mantenere la vita
3. Mamsa tessuto muscolare ricoprire le ossa e gli organi del corpo
4. Meda tessuto adiposo conferire untuosità e morbidezza al corpo
5. Asthi tessuto osseo, cartilagine compresa sostegno del corpo
6. Majja midollo osseo, tessuto nervoso riempimento delle cavità ossee
7. Sukra spermatozoi e ovociti riproduzione
Nel corpo esiste un altro gruppo di tessuti chiamati upadhatu o tessuti secondari. Anche gli upadhatu sono elementi strutturali che sostengono il corpo, ma a differenza dei dhatu non lo nutrono e non sono soggetti ad alcuna trasformazione, essi sono semplicemente dei sottoprodotti della formazione dei tessuti principali per azione dei vari processi digestivi di cui i principali sono:
Dhatu (tessuto) Upadhatu (tessuto secondario)
Rasa (linfa) latte materno, sangue mestruale
Rakta (sangue) tendini, vasi sanguigni
Mamsa (muscolo) grasso muscolare, strati della pelle
Meda (adipe) legamenti, membrane
Come esiste un tipo speciale di fuoco digestivo per digerire il cibo (jatharagni ), così ogni dhatu ha un fuoco digestivo o processo enzimatico che si occupa di formare quel particolare dhatu . Poiché esistono sette tipi di dhatu nel corpo, per la loro formazione ci sono sette diversi tipi di agni.
Il cibo che è la fonte di nutrimento per tutti i dhatu , va a formare per primo il rasa dhatu , la linfa. Da essa si forma il rakta dhatu, il sangue, poi il mamsa dhatu , il tessuto muscolare, e così via secondo l'ordine prestabilito. Ogni dhatu riceve nutrimento dal dhatu che lo precede e dà nutrimento a quello che segue. La qualità e la quantità di ogni singolo dhatu influenza la qualità e la quantità di quello che segue, per conservare la buona salute è quindi importante che ogni dhatu si sviluppi in maniera appropriata ed equilibrata.
Come il cibo che viene digerito si divide in due parti, i nutrienti (ahara rasa) e le sostanze di rifiuto (mala), così quando si forma ogni dhatu si formano due sostanze: una è costituita dalle sostanze nutrienti che vanno a formare il prossimo dhatu e la seconda sono le sostanze di rifiuto che vengono espulse dal corpo attraverso i vari canali escretori (srota). Ogni dhatu si forma solo quando il precedente è stato nutrito e ogni dhatu agisce da nutriente per il prossimo.

sabato 5 aprile 2014

PURIFICAZIONE DI PRIMAVERA

Quella che vi presento è una purificazione molto semplice da svolgere in primavera per facilitare
l'espulsione delle tossine dagli organi digestivi.
 E' sempre consigliabile seguire anche una dieta corretta a base di verdure e cibi dal gusto amaro e piccante che favoriscono questi processi.


AL MATTINO...

Fare bollire in un bricco dell'acqua per la dose di un bicchiere per circa 5/10 minuti.
Lasciare intiepidire un pochino poi aggiungere un cucchiaino di miele e una spruzzata di limone.

Bere tiepido a digiuno.

DURANTE LA GIORNATA...

Se non soffrite di pressione alta e ritenzione idrica consiglio di fare bollire circa 1 1/2 litro di acqua per una decina di minuti.
Farla raffreddare e versare in una bottiglia. Aggiungere un cucchiaio di salgemma e bere durante la giornata.

martedì 1 aprile 2014

GIUDIZIO

Purnima, la prostituta, quella notte sognò che un bramino era venuto ad onorarla. Al suo risveglio, chiamò la serva, le descrisse l'uomo e la mandò a reclamare il dovuto, poichè non aveva ricevuto alcuna ricompensa per i suoi servizi.
La serva fece un'indagine in tutta la città, ripetendo a chi voleva starla ad ascoltare che quel furfante di bramino aveva cavalcato la prostituta senza pagarne i servizi. La faccenda fece molto rumore. Ciascuno la ravvivò con particolari piccanti per sottolineare la doppiezza dell'uomo.
Solo alla fine della giornata lo sventurato bramino venne formalmente riconosciuto. Per sua disgrazia, passava per la via principale, recandosi spensierato al tempio per compiere i rituali della sera. La serva lo vide e si precipitò su di lui esigendo ad alta voce il pagamento dell'onorario dovuto alla sua padrona. La folla incuriosita lo circondò. L'uomo rimase dolorosamente sorpreso. Spiegò che la notte precedente aveva dormito al fianco della sua consorte, come ogni notte da quando si era sposato, che c'era dunque un errore di persona.
Ma, dato che ciascuno ormai lo descriveva e ne illustrava il misfatto a ogni orecchio consenziente, era già giudicato, e in maniera inappellabile. Era per forza colpevole, condannato a pagare il debito e le spese. La folla crebbe, insistette, si fece minacciosa. Lo sventurato innocente era povero. Spiegò, perorò la propria causa, balbettò, finì in fretta col lasciarsi prendere dal panico. Si mise a pregare Krishna:

"Signore, Tu che hai salvato Draupadi dalla vergogna quando i  Kaurava volevano strapparle il sari, Tu che sollevasti la collina di Govardharna per salvare i contadini dall'inondazione, Tu che hai vinto il dio Indra stesso, vieni in mio aiuto, dimostra la mia innocenza, salvami dalla loro collera, quand'anche volessi pagare per salvarmi da questo pericolo, sai che sono senza un soldo!"

In quel momento, passò a cavallo il re con il suo seguito e si fermò per chiedere che cosa provocasse una simile agitazione sulla pubblica via.
Ciascuno raccontò la sua storia e la faccenda divenne sempre meno comprensibile. Il re decise dunque di risolvere il caso ascoltando personalmente, in un luogo tranquillo, la prostituta e il bramino, che vennero convocati a palazzo senza indugio.
Nella grande sala del trono, entrambi, scortati da guardie, attendevano di potersi spiegare. Il re si accomodò e poi chiese al bramino, interrogato per primo grazie al rispetto dovuto alla sua casta, ciò che avesse da dichiarare.

- Sire, questa donna mi accusa di avere fatto ricorso stanotte ai suoi servizi senza pagarla.  E' falso, poichè dormivo al fianco della mia sposa.

- Potrebbe testimoniarlo?

- Sì Sire. Aggiungo che la mia sposa è giovane e bella, che apparteniamo alla stessa casta, che onorarla non mi espone ad alcuna impurità, men tre questa prostituta è di bassa casta e non è più molto giovane nè molto bella. Tali motivi mi sembrano sufficienti per provare che dico il vero.


Il re voleva sì credere al bramino, ma aveva visto e udito tante situazioni umane strane da quando era salito al trono ed amministrava la giustizia, che le argomentazioni addotte e la testimonianza di una sposa non gli parevano necessariamente del tutto convincenti. Concesse la parola alla prostituta:

-E tu, donna, che cos'hai da dichiarare?

- Maestà, non sono più molto giovane e la mia casta è di certo bassa. Ciò significa che si possa usare di me senza allargare i cordoni della borsa? Quest'uomo mi ha fatto visita in sogno la notte scorsa. Non oserò mai dirvi che cosa abbia preteso da me, Sire, e la cosa andò avanti da mezzanotte all'alba! Insisto per ricevere la giusta mercede per i miei servizi.

Il re rimase un attimo tranquillo e silenzioso. Infine dichiarò:

- Donna, riceverai il giusto pagamento del debito.

Il bramino credette di soffocare udendo pronunciare un simile giudizio, ma non osò protestare. Rimase immobile, persuaso all'improvviso di pagare a caro prezzo una colpa, da lui dimenticata ma terribile, commessa in una vita precedente.
A un semplice cenno del re, uno schiavo portò un grande specchio. Il sovrano, dopo aver fatto posare lo specchio al centro della sala del trono, invitò il bramino ad appendere la sua borsa, con il suo contenuto, a una corda legata all'anello che tratteneva il ventaglio di foglie di palma al soffitto della sala quando faceva caldo. Allora il sovrano intimò alla prostituta:

- Afferra la borsa nello specchio.

- Ma non posso afferrare la borsa nello specchio, voglio del denaro contante, palpabile!!

- Prendi o vattene! - disse il re.

Il giusto prezzo di un sogno è una borsa in uno specchio!