Per colui che vede il proprio Sè espanso nell'universo e l'universo nel proprio Sè, e che vede il superiore e l'inferiore; la pace fondata sulla conoscenza non viene mai a mancare.

- Charaka Samhita Sha. V. 20 -



domenica 2 febbraio 2014

LO ZENZERO

Lo zenzero è la radice di una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Zinziberacee, originaria dell'Asia Orientale.
Il suo nome ZINGIBER deriverebbe dall'indiano ZINGIBIL.Secco, in polvere, in radice fresca, lo zenzero è considerato, in Ayurveda, il miglior rimedio per alleviare i disturbi legati ad Agni, ovvero il fuoco digestivo, ma non solo. Questa radice è benefica per tutti e tre i tipi costituzionali. Lo zenzero in polvere ha un sapore più forte e pungente rispetto a quello fresco, che è però ritenuto il miglior digestivo naturale esistente, ma è anche un eccellente antinfiammatorio pari ai comuni farmaci. A livello intestinale aiuta la formazione della flora batterica e inibisce l'azione dei batteri nocivi..

Con il suo sapore piccante è capace di aiutare l'organismo ad espellere le scorie ed eliminare gli squilibri energetici che ci rendono più soggetti alle malattie respiratorie e polmonari.
Scioglie il muco e riattiva la respirazione, rinforza il sistema immunitario.
Le proprietà dello zenzero sono numerose e contribuiscono al miglioramento generale della nostra salute. Lo zenzero infatti:
  • migliora la circolazione sanguigna ed è un anticoagulante, è gastroprotettivo e non è per niente tossico
  • coadiuva la digestione di carboidrati e proteine, grazie al gingerolo che stimola le secrezioni gastriche e la peristalsi contrastando colite, stitichezza e diarrea
  • è un antiossidante
  • è un antitumorale
  • è un antireumatico
  • è un analgesico efficace, ad esempio, contro le emicranie.
  • aiuta la memoria;
  • è un antiemetico che contrasta la nausea in gravidanza ed è ottimo nelle chinetosi
  • è efficace contro i dolori muscolari.
  • è un antisettico per le vie respiratorie e aiuta a combattere i raffreddori di stagione.
  • è un antinfiammatorio e un antibatterico;
  • è ottimo contro i crampi sia mestruali che gastrointestinali.
  • è un buon bruciagrassi (produce calore e fa bruciare calorie), se inserito in una dieta equilibrata.
Lo zenzero ha un Rasa (gusto) piccante,  un Virya (effetto) riscaldante sul corpo. In Ayurveda allevia i disturbi legati a Vata e Kapha in particolare, ma in dosi non massiccie è utile anche per Pitta.
Lo zenzero trova ampio impiego anche in campo culinario e anche in questo caso il suo effetto curativo sul corpo è molto efficace.

RICETTE:

Tisana digestiva

La tisana che sto per mostrarvi è molto semplice e veloce da prepare ed è tipicamente indiana.
E' inoltre ottima come aperitivo o anche post pasto grazie al suo effetto digestivo.
E' ottima per chi soffre di gonfiori dopo i pasti.


INGREDIENTI

Una radice di zenzero
Un limone
Miele


Grattugiare due rondelle da una radice di zenzero e farle bollire direttamente in acqua per una decina di minuti. Lasciare qualche minuto in infusione.
Una volta versato il tutto in una tazza, aggiungere una spruzzata di limone, un cucchiaino di miele e mescolare.
Una tisana buona, benefica e dal gusto un pò particolare!!




sabato 1 febbraio 2014

NEERABHYANGA - il massaggio della linfa

"...arti inferiori e arti superiori. Massaggia prima il braccio, l'avambraccio e la mano, ancora muscoli, nervi, scarichi linfatici e riflessoterapia."



Il massaggio Neerabhyanga è il massaggio della linfa, del drenaggio, che ti fa sentire le gambe leggere e con una sensazione di benessere totale tra mente e corpo.
Il Neerabhyanga stimola il flusso linfatico convogliando verso i linfonodi gli eccessi di fluido e tossine, permettendone la fuoriscita dal corpo.
Questo massaggio ovvia ai problemi di sedentarietà, di ristagno dei liquidi, di accumulo di grasso e tossine nel corpo. Attraverso manualità lievi e ritmate dal basso verso l'alto, migliora l'aspetto della pelle, toglie la sensazione di pesantezza e indolenzimento dopo un'intensa attività fisica, migliora i tempi di recupero in caso di interventi chirurgici, migliora la circolazione a livello dei capillari, donando flessibilità ed elasticità.
Questo trattamento dona equilibrio e da esso traggono beneficio anche tutte  le articolazioni, con un conseguente miglioramento della postura.
Ayurvedicamente parlando è un massaggio adatto a trattare gli eccessi di Kapha dosha.


Questo trattamento ha una durata di circa 75 minuti
Entro 45 minuti dal massaggio è bene fare una doccia calda
Per info e appuntamenti medicinaperlanima@hotmail.it

L' ORO DEL LAGO

"In vicinanza della cima, l'aria diventa così rarefatta, così trasparente che bisogna inspirare profondamente per coglierne il poco che resta. I vari viaggiatori che si ostinano a valicare la montagna camminano in silenzio sullo stretto sentiero che costeggia i dirupi. a sinistra, mentre passano, l'ardesia bruciante screpola la pelle inaridita dal sole. A destra, lo sguardo evita di scrutare il vuoto: scorgere l'enorme torrente simile ad un filo d'argento in fondo all'abisso fa balzare il cuore in petto. Sul capo, il cielo azzurro che sovrasta ogni nube è incommensurabile. Lì nessuno sa più se l'inferno sia in basso o lassù.
A una svolta, la parete verticale scompare. Il passo si fa esitante. Il mondo potrebbe finire lì. Il corpo si china impercettibilmente, l'occhio guarda e si stupisce che il sentiero all' improvviso  si stenda verdeggiante. Un'erba tenera attende l'intrepido. Un pò più lontano, l'acqua straripante di un lago sciaborda ai piedi delle rade betulle che, con le foglie grigie e i tronchi bianchi, sembrano irreali nella nebbia leggera.
I viaggiatori sfiniti sia dalla marcia, sia dalla paura che li attanagliava mentre rasentavano l'infinito, depongono il loro bagaglio in riva alle acque limpide, si inginocchiano, si protendono verso l'acqua per bere e per bagnarsi il viso, il collo, le braccia. Alcuni si tolgono le scarpe e immergono i piedi doloranti nell'intensa frescura. Infine, afferrate le fiaschette, gettano via il liquido tiepido che puzza di cuoio per la lunga esposizione al sole e si riforniscono di acqua fredda e pura.
L'acqua è profonda ma così trasparente che solo il riflesso del cielo ne palesa l'esistenza sopra i ciottoli che brillano nel fondo. Uno dei viaggiatori immerge il braccio ed esclama, attirando l'attenzione di tutti.
Le domande fioccno, alcuni si spostano per capire. Là, nell'acqua, una collana d'oro e di pietre preziose attende di essere raccolta. Ricompensa per coloro che hanno osato sfidare le vertigini? Una bella dama l'avrà lasciata cadere nel passare! Il lago è trasparente ma gelido e profondo. L'aria molto fresca non incoraggia il bagno. La dama non ha potuto riprendere il suo bene. Era ricca, senza dubbio, e preferiva perdere il gioiello piuttosto che rischiare l'assideramento. E poi ciascuno sa che i laghi di montagna sono abitati dai rakshasa, quegli esseri per metà demoni che si offendono per ogni intrusione nel loro dominio.
Quel monile è forse una trappola tesa a coloro che varcano la soglia del loro regno. Se si ornano di quelle gemme, potrebbe essere pericoloso appropriarsene.
Il più giovane non è necessariamente il più ardimentoso, ma il più sconsiderato.
Si spoglia in men che non si dica e trotta verso la riva. La sua decisione provoca una schermaglia fra coloro che subiscono il fascino dell'oro e coloro che temono i rakshasa. Lui persiste, indifferente ai commenti e, stringendo i denti, lascia che l'acqua gli aferri le ginocchia, gli geli le cosce, gli umili la verga. Fa una profonda inspirazione e poi si tuffa.
Subito il gioiello si dissolve, scompare.
L'uomo riemerge, sputacchia, batte un pò i denti, inspira, si immerge di nuovo, tocca un'altra volta il fondo. Il suo pugno afferra solo sassi. Sulla riva ciascuno conferma che la collana è andata in frantumi, che si è sparsa nel lago prima di scomparire. I rakshasa se la sono di certo ripresa!
Il giovane risale rapidamente sulla riva, si friziona energicamente con la salvietta che gli tendono, si riveste in fretta e si soffia il naso con le dita. Accanto a lui, all'improvviso, fioccano le esclamazioni.
Il monile è ricomparso. Ciascuno, perplesso, lo guarda. I timorosi affermano che è protetto dai rakshasa. Quelli attratti dall'oro aggrottano le sopracciglia, cercano, calcolano, tentano di valutare la profondità del lago in quel punto. Uno di loro lo sonda. Cerca di pescare il gioiello con l'aiuto di un ramo secco. La collana si dissolve di nuovo, si sparpaglia. Il gesto brusco del pescatore deluso spezza il ramo secco. I più timorosi si allontanano e avvertono gli altri a gesti.
- I rakshasa vi tendono una trappola. Non vedete che si prendono gioco di voi? Rischiate la morte. Del resto, guardate come trema quel folle che ha osato tuffarsi a dispetto di ogni prudenza! E' già un bianco cadavere! - 
La paura fa riflettere. I commenti riprendono veloci. Il gruppetto ronza come un alveare. Qualcuno se ne allontana e riflette appartato. Poi tutto il gruppo si riaccosta guardingo alla riva e contempla la collana. Infine l'alveare si scompone. Gli uni riprendono il loro bagaglio e raggiungono di corsa coloro che avevano già rinunciato, gli altri scrutano il paesaggio alla ricerca di un ramo più solido del primo. E' così che alzando gli occhi scorgono la collana, appesa a una fronda  di betulla.
L'intrepido tuffatore si rianima e corre a scuotere l'albero ridendo. Lassù, la gazza disturbata spicca il volo mentre piovono ramoscelli, foglie e pezzi di corteccia.
Con un rumore sordo la collana finisce ai piedi degli uomini che si precipitano insieme a mani tese.
- E' mia! - grida l'uno
- Fatti in là! - ruggisce l'altro
- Attenzione! - si esclama qua e là
La gazza si tuffa e riparte in un lampo con il suo tesoro nel becco, fuggendo lontano dalle imprecazioni e dai lanci di sassi. Allora ciascuno insulta l'altro, le parole sono pesanti, i gesti bruschi. Uno sostiene che aveva già afferrato il monile, che bisognava lasciarglielo, un altro che è colpa loro, che...
Sull'altra riva del lago, la ragazza lascia cadere la collana su una roccia inclinata.
Che cosa poteva farsene? E' troppo pesante, immangiabile. Trascinato dal proprio peso, il monile scivola nell'acqua che richiude su di esso il suo silenzio senza un' increspatura, senza un mulinello.

SI AVVICINA LA PRIMAVERA...E' TEMPO DI PURIFICARSI !!! (il digiuno nella tradizione ayurvedica)


" Conserva la tua energia sia fisica che mentale fin dall’inizio;
non pensare al cibo mentre digiuni;
bevi acqua fredda fin che vuoi, con o senza bicarbonato di sodio o sale, ma ogni volta in piccoli quantitativi;
lavati ogni giorno con una spugna calda;
fa regolarmente un clistere durante il giorno: resterai sorpreso di scoprire quante impurità espelle il tuo corpo;
dormi all’aria aperta, se possibile;
fa un bagno di sole ogni mattina. Un bagno di sole e d’aria purifica almeno quanto uno d’acqua; per qualsiasi motivo digiuni, durante questo tempo prezioso pensa al tuo Creatore e al tuo rapporto con Lui e col resto della Creazione.
Farai scoperte che non avresti mai immaginato. "

Mahatma Ghandi


Il DIGIUNO non è qualcosa di speciale o estraneo all'essere umano, ma è un fenomeno alquanto naturale che appartiene a tutti ed esiste in Natura.
Anche nel corso di una intera giornata possiamo dire che ci dedichiamo a delle ore di digiuno. Pensiamo agli effetti che si avrebbero su corpo e mente se ci alimentassimo continuamente nel corso di una giornata!!
In Ayurveda il cibo grossolano crea un tipo di tossine che blocca i canali anche quelli più piccoli e sottili e poi ci sono tossine che riguardano il modo di pensare, producendo quindi tossine di tipo energetico, e ci sono infine tossine che alterano le cellule e tutti i canali.
Finchè noi viviamo è normale avere una certa quantità di tossine nel corpo, in quanto attraverso la digestione, tutti i cibi e le sostanze che entrano nel nostro organismo, alla fine dei processi metabolici, lasciano degli scarti che possono accumularsi nei tessuti corporei.
E' ovvio quindi che diventa estremamente necessario mantenere l'organismo pulito per garantirsi un buon livello di salute, non solo attraverso una sana alimentazione, ma anche attraverso una vera e propria purificazione, come può essere quella del digiuno.
Digiunare non significa lasciare il corpo morire di fame. Ma piuttosto dobbiamo vedere il digiuno come un'opportunità per rigenerare corpo e mente. Molte persone infatti temono che digiunando possano andare incontro a svenimenti, capogiri, cali di pressione, mal di testa, ma non è così. Semplicemente si mette il corpo a riposo. Ciò che può scatenare invece questo genere di malesseri sono solo e semplicemente le nostre paure. Inoltre questo senso di disagio può essere sperimentato durante i primi digiuni in quanto il lavoro di pulizia può renderci affaticati e pesanti, poichè è proprio il sangue che funge da primo veicolo per l'eliminazione delle tossine.
Dopo i primi digiuni questa sensazione scompare per lasciare posto a leggerezza e vitalità. Il digiuno pulisce non solo il corpo, ma anche la nostra mente. Attraverso la comprensione dell'atto del nutrimento arriveremo a toccare le radici stesse della nostra esistenza materiale e non.
Il digiuno è una pratica millenaria e che si ritrova in tutte le culture tradizionali, inizialmente nato come atto magico-ritualistico-simbolico di integrazione con il cosmo, con le leggi della Natura, fino ad arrivare ai giorni nostri a sottolineare un aspetto più salutistico.
Il digiuno dà il giusto tempo al nostro organismo per eliminare i materiali di rifiuto metabolici agevolando la produzione di ormoni che stimolano il sistema immunitario favorendo la salute complessiva ed un miglior flusso e qualità della nostra energia vitale, tenendo conto dei cicli della Natura.
E' proprio per questo che il digiuno è estremamente indicato nei cambi di stagione, in particolare tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. La Natura si rinnova, si ricarica di energia per mostrare il suo apice durante l'estate e decadere poi durante la stagione fredda. Lo stesso vale per l'uomo...nel periodo della primavera ha bisogno di rinnovarsi, di trovare nuova energia e di spogliarsi di ciò che è vecchio.
La primavera inoltre rappresenta quella stagione in cui Kapha dosha diventa fragile. Infatti, dopo il lungo periodo di freddo ed inerzia della fase invernale, Kapha comincia a sciogliersi provocando la liquefazione della maggior parte delle sostanze di rifiuto del corpo che si sono accumulate nella stagione precedente.
Gli squilibri di Kapha si manifestano con tendenza alla letargia, raffreddori, tonsilliti, mal di gola, congestioni ecc...Lo scioglimento delle sostanze di rifiuto all'interno del corpo indebolisce il fuoco gastrico, ma anche il metabolismo. Attraverso il digiuno si favorisce la fuoriuscita di queste sostanze dal corpo, rafforzandolo.
L'Ayurveda consiglia sempre e comunque, prima di intraprendere un digiuno, di tenere in considerazione la propria costituzione individuale. La mancanza di comprensione dei requisiti costituzionali può avere infatti effetti nocivi, per questo si deve scegliere la formula di digiuno più adatta.
Ovviamente per la purificazione di primavera basta un digiuno breve che va da 3 ad un massimo di quattro giorni e che segue delle fasi ben determinate.